A partire dalla IV serie, vale a dire dal 1997, la Golf GTI ha cominciato a normalizzarsi, se così si può dire. Cioè ha perso una parte della cattiveria iniziale, quando pesava un pugno di chili e aveva, comunque, una congrua dotazione di cavalli, per diventare via via più “posata”, matura, tranquillizzante ed ecologica. Delegando alle versioni R il ruolo di stimolatrici di adrenalina. La nuova generazione - la settima – che sarà nelle concessionarie da giugno, non sementisce questa tendenza, sebbene sia disponibile anche in versione Performance, che va ad affiancare la GTI normale per solleticare coloro che hanno esigenze di guida più raffinate. Il motore, evoluzione del precedente, con alimentazione e distribuzione rivisitate e corrette, più l’ormai inevitabile start&stop, eroga 220 cv (toh, esattamente il doppio dell’indimenticabile GTI originale del 1976) o 230 nel caso della versione più sportiva. Il guadagno maggiore, però, lo si registra in termini di coppia, visto che sono stati guadagnati oltre 7 kgm, e questo va a vantaggio della gestibilità, che già non faceva difetto in passato. Resta, per la verità, un percepibile picco di erogazione verso i 3500 giri ma, in ogni caso, si tratta di un motore estremamente docile, che può essere utilizzato con profitto anche ai bassi regimi. I 10 cv di differenza tra la GTI e la GTI Performance, a dire il vero, non si avvertono, anche se la VW dichiara 246 km/h e 6”5 sullo 0-100 per la prima e 250 km/h e 6”4 per la seconda. La differenza sta nella guidabilità, perché la Performance è dotata di serie di differenziale autobloccante a lamelle e con controllo elettronico (la normale ha solo l’emulatore elettronico XDS Plus) e di freni maggiorati sia davanti che dietro. Ne conseguono una capacità lodevole di tenere la traiettoria anche quando si esce dalle curve strette a gas spianato e decelerazioni più costanti nell’uso intenso. L’assetto, in entrambi i casi, è molto preciso ma non rigidissimo e questo, oltre a favorire il confort, fa sì che si instauri più rapidamente un’atmosfera di confidenza tra auto e conducente. Per tutte sono a richiesta le sospensioni a controllo elettronico che, comunque, non prevedono una posizione effettivamente granitica. Nel pacchetto, però, è compreso il Profile Driving Selection, che consente di settare a proprio piacimento acceleratore, sterzo, assetto e cambio (se l’auto ha il DSG a doppia frizione) e, all’occorrenza, permette di disaccoppiare le sospensioni, per ammorbidire l’assetto rispetto a tutto il resto quando si vuole guidare rapidamente su superfici sconnesse. Il DSG a sei rapporti, per rimanere in tema, sarà disponibile inizialmente solo col motore da 220 cv ma entro la fine dell’anno verrà esteso anche alla Performance. Il trattamento estetico specifico della GTI prevede gli immancabili filetti rossi esterni che guarniscono calandra e altro, pinze freni dello stesso colore e, all’interno, il classico tessuto scozzese e, per le versioni manuali, il pomello del cambio a forma di pallina da Golf. Ovviamente sono dedicati anche i cerchi da 18” che montano pneumatici 225/40, a logica di gruppo. La GTI manuale costa 30.100 euro che salgono a 32.000 per l’automatica. La GTI Performance manuale costa, invece, 31.150 euro. I prezzi sono riferiti alle versioni a tre porte e per le cinque porte occorre aggiungere 850 euro. Saverio Villa