Ci avviciniamo all’appuntamento con la Aston Martin DB11, consapevoli che la sfida che si accinge a raccogliere è chiara. La Bentley Continental GT sembra un’auto che ha bisogno di essere sostituita. Anche se, nonostante abbia già 13 anni di storia alle spalle, si è aggiornata così tanto in questi anni da essere migliore oggi rispetto alle sue pari di quanto non fosse da nuova nel 2003. Di solito questo non succede alle auto.

E se appare strano continuare a parlare di una Bentley piuttosto vecchia in un test in cui il focus principale è una fiammante Aston Martin (sulle cui armoniose spalle pesa, in un modo o nell’altro, il futuro dell’azienda che l’ha realizzata), è doveroso condividere tutte queste riflessioni perché sono rilevanti. Se dobbiamo capire la natura di questa sfida, dobbiamo osservare bene e andare oltre ciò che appare subito evidente: il divario tra il rispettivo rapporto peso-potenza, l’aspetto, la massa e l’età. Dobbiamo renderci conto che il suo senso di solidità e la sua assoluta integrità strutturale, sono per la Bentley una qualità che è tanto semplice apprezzare in realtà quanto difficile da esprimere in numeri e dati prestazionali. Per i clienti che devono valutare come sarebbe “vivere” a bordo di un’auto e come sarebbe guidarla, questa dote non è solo necessaria ma, nel caso dovesse vincere l’Aston, dovrebbe essere superata.

Entrambe queste due “inglesi” sono spinte da un motore biturbo di grossa cilindrata a 12 cilindri, quadcam, che trasmette a terra la potenza grazie a un cambio automatico a otto velocità. Mentre il motore della Bentley mantiene la sua curiosa configurazione a W – più semplice pensarlo come due V6 con angolo stretto che condividono un unico albero a gomiti - e convoglia la sua potenza a tutti e quattro gli angoli della vettura visto che la trazione è integrale, la Aston monta un V12 tradizionale, con un layout a trazione posteriore. Entrambi i motori possono trarre il proprio lignaggio a molti anni fa – al 2001 per la Bentley e al 1999 per l’Aston – ma entrambi sono stati così rielaborati da poter essere considerati come nuovi.

La Continental GT Speed sembra mantenere l’equilibrio tra dimensioni e potenza: sono 635 i cavalli che sviluppa il 6.0 litri e un incredibile coppia di 820 Nm, contro i 600 cv e i 700 Nm offerti dai 5,2 litri della DB11. Ma una volta rapportato quanto appena detto con gli immensi 2320 kg di peso a vuoto della Bentley, è la Aston con i suoi relativamente pochi 1910 kg– sempre che la parola sia appropriata parlando di una vettura che pesa comunque quasi due tonnellate – che sembra essere di gran lunga la più potente.

Entrare nella Aston dopo un passaggio sulla Bentley fornisce spunti alla narrazione e suggerisce che per quanto abbiano in comune in termini di potenza, prezzo e apparente posizionamento, queste due auto rappresentano punti di vista molto diversi nel classico tema delle gran turismo britanniche. C’è una tale differenza dalla Continental alla DB11 che si potrebbe pensare che l’auto da cui si è appena scesi fosse in effetti una Bentayga.

L’architettura dell’abitacolo della Bentley, così naturalmente “cool” nel 2003, ora appare superato nel suo tradizionalismo. Le forme rimangono attraenti come sempre, ma è nei quadranti analogici e nel sistema multimediale neolitico che si trova la più eloquente prova dell’età di questa auto. Si è tentati di lodare fortemente l’abitacolo della DB11 semplicemente perché un adulto di altezza superiore alla media può finalmente trovare una posizione di guida confortevole, gli strumenti sono effettivamente leggibili e il navigatore non vi fa più desiderare di commettere un atto di violenza fisica sull’auto. In effetti, sarebbe stato scandaloso se la DB11 non avesse migliorato questi elementi che costituivano le caratteristiche peggiori della DB9.

Ma anche considerando gli standard di oggi, questo dell’Aston è un buon abitacolo. L’aspetto è moderno pur senza cercare di raggiungere livelli d’imbarazzata avanguardia e sebbene gli interruttori secondari e il display principale tradiscano fin troppo prontamente le radici Mercedes-Benz, funzionano tutti efficacemente e in modo intuitivo.

Il nuovo motore Aston è più rumoroso di quello della Bentley all’accensione, ma di gran lunga molto più silenzioso rispetto a quello della DB9, un tratto che potrebbe non piacere, ma che sicuramente i vicini apprezzeranno moltissimo. Mentre la Continental palesa un sound che si realizza con il fragore di tuoni indistinti e lontani generati sotto il cofano.

La voce della DB11 è acuta e stratificata, inconfondibilmente quella di un V12 e non sembra affatto un motore turbocompresso. Ci sarà tempo, più tardi, per viaggiare in tranquillità, ma adesso ci dobbiamo andare giù pesante. Perché? Perché questa DB11 è la Aston con le sospensioni più morbide di tutti i tempi e dobbiamo capire se, nonostante queste regolazioni soft si comporta ancora come una Aston dovrebbe. Eccoci, dunque, qui c’è una DB11 e lì c’è una montagna; è arrivato il momento di lanciarle una contro l’altra. V

i potreste ritrovare a emettere un piccolo sospiro di meraviglia nei primi cinque secondi e uno molto più profondo quando parcheggiate la DB11 su in cima. Il primo arriva grazie alla velocità pura dell’auto. Le statistiche dicono che non è molto più veloce della Bentley sullo scatto da fermo, ma le statistiche non sanno quanta della velocità di fuga sia dovuta alla potenza e quanta alla trazione, mentre il vostro fondoschiena lo capisce immediatamente.

La Continental è maestosamente veloce ma la Aston a tutto gas strapperà ai suoi occupanti piccole e involontarie espressioni vocali, cosa che non riesce alla Bentley. Così come non riescono i suoi 12 cilindri disposti in maniera non convenzionale ad avvicinarsi al ringhio sinfonico di quelli dell’Aston. Il passo successivo è decidere quale sia la velocità migliore per curvare le due tonnellate della DB11 e affrontare una curva difficile. Il peso, il passo, tutto suggerisce un approccio prudente, ma la sicurezza con cui la vettura ha affrontato la strada dice qualcosa di diverso.

Quindi si dà ascolto all’istinto e si viene ricompensati da tutta la compostezza, la tenuta di strada e l’equilibrio che ci si possa ragionevolmente aspettare da una vettura come questa. Mantenendola morbida ma abbreviando i movimenti in eccesso della carrozzeria. Con il software degli ammortizzatori, gli ingegneri del telaio dell’Aston hanno realizzato ciò che sarebbe stato impossibile fino a poco tempo fa. L’esperienza di guida è bellissima e il controllo dinamico della vettura, è superbo alle alte velocità

Con uno sterzo veloce, preciso e più sensibile di quanto non ci si aspettasse dal primo sistema elettromeccanico Aston. Così “posizionare” accuratamente la DB11 diventa automatico. Cosa che, su una strada come questa, è l’unico e più importante fattore per apprezzare non solo quanto velocemente si procede ma anche quanto ci si diverta ad andare veloci.

Che la Bentley non si arrenda così facilmente anche di fronte a una così risoluta performance la dice lunga su quanta strada questa vettura abbia fatto negli anni. Guidarla ad alta velocità è un processo meno naturale perché si è inclini a dividere mentalmente la strada in rettilinei e curve piuttosto che considerarla come tutto un insieme organico. Si sfreccia ad alta velocità nei rettilinei, ma si eccede nel ridurre la velocità in ogni curva perché l’auto è più grande e meno maneggevole dell’Aston e si sente.

Quindi si gioca con i suoi punti di forza, si entra in curva con cautela ma si richiede potenza prima per sfruttare la trazione. Pur nel suo modo tranquillo anche questo è divertimento, anche se meno per ciò che stai facendo e più per ciò che stai facendo con lei. La Aston è l’auto migliore per il pilota, potendo vantare un margine ragguardevole.

Risce a viaggiare a velocità di crociera bene quanto la Bentley? Si e no. La DB11 è certamente tra le migliori auto di questo segmento, ed è sufficientemente silenziosa da poter essere apprezzata piuttosto che “sopportata” in una giornata lunga 1000 km. La Bentley probabilmente è un po’ più silenziosa, e nonostante la sua guida sia molto migliore rispetto a quella delle sue prime versioni non è così agile come quella della Aston. Ma a bordo della Bentley, una delle auto meglio costruite al mondo, ci si sente effettivamente impenetrabili.