Ladoux (Francia) - Gomma nuova? Non sempre è meglio. Questo ha voluto dirci la Michelin nel corso di un vero e proprio work shop, con tanto di prove in pista, presso il centro di ricerche di Ladoux, nei pressi di Clermont Ferrant, nel cuore della Francia. 

L’iniziativa è stata deliberata dopo migliaia di test, prove, comparazioni nelle 21 piste a disposizione, con circa 2 miliardi di chilometri di test percorsi ogni anno. A Ladoux lavorano 3.300 persone e finora sono stati sviluppati ben 72 tipi diversi di pneumatici.

Numeri che parlano da soli, come da soli parlano i risultati dei test effettuati confrontando pneumatici nuovi con altri giunti alla metà (e oltre) della loro vita, ma di marca. O di qualità, se preferite. Insomma secondo i francesi del Bibendum non è esatto dire che le gomme con un certo numero di chilometri sono meno efficienti di un treno nuovo.

O meglio, non sempre. Arrivando per esempio a comparare un treno di pneumatici immacolati, ma di scarsa qualità, con un treno di pneumatici di marca giunti oltre la metà della loro vita, dunque con circa 3 mm di battistrada e addirittura fino al limite regolamentare di 1.6 mm.

Ebbene, dopo le consuete prove di frenata sull’asciutto e sul bagnato, compreso il classico handling e via dicendo, al volante di normali vetture del segmento C, è stato possibile constatare come i risultati siano stati migliori con i quattro pneumatici usati, ma di marca. Va precisato che la dimostrazione non è stata fatta con prodotti Michelin, ma addirittura con modelli della concorrenza: qualificata, si intende. Messi appunto a confronto con quelli che vengono definiti pneumatici “Budget New”, dunque appunto nuovi, ma di scarso valore.

Per tutti, però, due risultati comuni: più il pneumatico si consuma, più tiene sull’asciutto, facendo anche registrare consumi medi di carburante inferiori. Insomma secondo Michelin, che allo scopo sta sensibilizzando l’Unione Europea, è inutile vedere molti automobilisti che già quando hanno un battistrada di 3 mm vengono indotti dai gommisti sparsi sul territorio alla sostituzione, provocando ben 9 milioni di tonnellate di Co2 supplementari a livello di emissioni. Sarà interessante, ora, vedere quali saranno le reazioni della concorrenza. E dell’ambiente.