Immancabile come l’estate dopo la primavera, la station-wagon Sportbrake completa la gamma della Jaguar XF dopo l’apparizione della berlina di famiglia. L’aggiunta del volume posteriore è stata studiata con cura dalla squadra di stilisti diretta dall’ormai celebrato Ian Callum, con l’obiettivo di non togliere slancio alla linea del modello.

A un occhio attento non sfuggono così la superficie vetrata che scende all’indietro dal montante centrale, il tetto ricurvo e la linea di cintura che attraversa il portellone. Tutti elementi che servono a rendere dinamico il profilo della Sportbrake. Se presente, l’ampio tetto panoramico da 1,6 metri quadrati di superficie, da parte sua, è rialzato sulla sommità del padiglione per non togliere spazio sopra la testa di guidatore e passeggeri. I responsabili della Jaguar sottolineano anche il Cx di 0,29, certamente ridotto in funzione delle caratteristiche della vettura.

Passando all’analisi degli interni, il vano bagagli ha una capacità minima di 565 litri, che possono diventare ben 1700 con l’abbattimento degli schienali dei sedili posteriori. Il piano di carico piatto e la facilità di ribaltamento degli stessi schienali sono tra i punti di forza della Sportbrake.

La versione è proposta con una gamma di motori già nota, che parte dal 2 litri turbodiesel da 163 cavalli per salire con lo stesso propulsore in configurazione da 180 e 240 cavalli. Ai vertici c’è il 3.0D TDV6 da 300 cavalli. In Italia le varianti a benzina sono spinte unicamente dal 2.0i da 250 cavalli. Per quanto riguarda i prezzi, si parte dai 46.780 euro della 2.0D i4 con il turbodiesel meno potente. Da noi saranno importate solo le versioni a trazione integrale, almeno all’inizio della commercializzazione del modello.

Gli interni sono ben rifiniti e con la stessa funzionale disposizione dei comandi della berlina. Per gli amanti delle Jaguar è ormai quasi familiare il grande touchscreen centrale per l’accesso a varie funzioni e all’infotainment di bordo. È invece in opzione la strumentazione digitale imperniata sullo schermo da 12”3. Tra le dotazioni meccaniche esclusive della versione ci sono le sospensioni pneumatiche posteriori con effetto autolivellante.

Alla guida, la nuova station-wagon della Jaguar piace molto per la stabilità in autostrada. Nel misto stretto la vettura se la cava comunque piuttosto bene nonostante il passo lungo e un assetto non esageratamente sportivo, soprattutto se si curano con progressività gli inserimenti in curva e i trasferimenti di carico nei cambi di direzione.

Le varianti a trazione integrale sembrano inoltre avere un avantreno leggermente più preciso e reattivo di quelle a trazione posteriore. La modalità sportiva di gestione di cambio, sterzo e risposta dell’acceleratore aiuta in questi frangenti, ed è alternativa a quella normale e alla Eco per il massimo risparmio di carburante. Il motore turbodiesel da 240 cavalli sembra il più equilibrato tra quelli a disposizione.

Chi vuole il massimo può scegliere il V6 a gasolio di 3 litri, davvero pieno e molto soddisfacente oltre che in grado di permettere di accelerare da 0 a 100 km/h in 5”5 contro i 7”1 della 2.0d da 240 cavalli.

Il livello di comfort è notevole, in linea con le attese che si hanno da una Jaguar. I freni sembrano all’altezza della situazione anche se tendono a surriscaldarsi un po’ lungo i percorsi più impegnativi dove, oltretutto, intervengono anche con la funzione di Torque Vectoring. Buona l’abitabilità posteriore, ma solo per due occupanti sul sedile dietro, dato che il tunnel centrale è piuttosto ingombrante.

JAGUAR XF: LA GAMMA E I PREZZI