AJACCIO - La radice, in fondo è quella che conta. Perchè tutti veniamo da un codice preciso. Anche le macchine. E quando i progenitori vengono bene, nella fattispecie vendono tanto, ci sono buone possibilità che anche gli eredi più diretti seguano le stesse orme. Prendete la Jaguar E-Pace, l’hanno etichettata in tutte le maniere possibili: giaguarina, baby SUV.

Tutto giusto, anche se sarebbe stato più semplice dire che è figlia legittima della piattaforma di casa di Sua Maestà Evoque, per capire che siamo di fronte ad un altro, potenziale successo. Due cm più lunga della cugina Land Rover (4,39 metri contro 4,37), ben 34 in meno della sorella F-Pace, la E-Pace racchiude, nel consueto pacchetto fatto di eleganza e sportività estrema, la visione concreta del denominatore comune dell’ineludibile tendenza attuale dell’automotive: i SUV compatti. E fedele al grido di battaglia al quale nessun costruttore si può sottrarre, l’E-Pace è davvero l’interpretazione (riuscita) del lusso possibile di Jaguar, relativamente al concetto di vettura compatta, senza rinunciare a nulla di fondamentale a parte qualche centimetro di cofano che avrebbe dato più proporzione a tutto l’insieme.

E per capire davvero cosa significa viaggiare con elegante naturalezza a bordo del secondo SUV della famiglia del Giaguaro, in attesa dell’elettrico I-Pace, siamo andati fino in Corsica, dove l’E-Pace ha messo in pratica tutta la sua versatilità. La stessa che lo rende ideale per una prima alla Scala, come per domare gli infiniti tornanti nel cuore dell’isola francese, o addirittura per affrontare avventure fuoristradistiche decisamente impegnative, compresi guadi oltre 500 millimetri.

Un concentrato di qualità che grazie a trazione integrale, pneumatici da 21 pollici, cambio automatico ZF a nove rapporti, Torque Vectoring (ripartisce la coppia motrice tra le singole ruote), Adaptive Dynamics (regola lo smorzamento degli ammortizzatori in funzione del percorso) e Configurable Dynamics (modifica i settaggi di motore, cambio e sterzo), rende una prova comunque faticosa, decisamente gradevole e tuttosommato gestibile.

Ovviamente senza dimenticare la notevole dotazione motoristica, interamente a disposizione in Corsica, con i propulsori di ultima generazione Ingenium 4 cilindri. Dai turbo-benzina da 250 e 300 cv, ai turbodiesel da 150, 180 e 240 cv: tutti capaci di offrire prestazioni di grande qualità, al di là di una logica diversa reattività. Per una fluidità e agilità complessiva, anche in salita, più che soddisfacente, soprattutto rapportata ai 1800 kg di peso della vettura.

Probabilmente il diesel da 180 cv rappresenta il punto di equilibrio (anche economico) delle esigenze medie di un potenziale cliente che secondo il marketing del Giaguaro dovrebbero essere all’’80% di “conquista”, aprendo nuovi spazi e possibilità al brand di Coventry. Se gli esterni sono potenti e aggressivi, conservando intatta l’eleganza tipica di Jaguar (i fanali a Led sono a richiesta), ancora più accuratezza si trova negli interni, sia come materiali, che come rifiniture. Sul cruscotto spicca il touchscreen digitale da 12 pollici, dotato di navigatore e sistema di infotainment che integra l’hotspot wifi (senza Apple CarPlay e Android Auto) ma con un interfaccia per smartphone autonoma. Inevitabilmente notevole la dotazione sul versante sicurezza: si va dall’avviso cambio corsia al Blind Spot Assist che “sorveglia” l’angolo cieco, al Park Assist fino al sistema che rileva la stanchezza del guidatore. I prezzi partono da 36.800 euro, ma arrivano fino ai 66.000 per la versione a benzina da 300 cv. Perché va bene il Suv compatto, ma anche le radici meritano il loro tributo.