Irresistibile. Bastano pochissime curve per essere ammaliati da Bmw M2 Competition. Proprio come a suo tempo fece Bmw M2. Sarà perché pur conservando un’altissima dose di elettronica, è l’istinto alla guida il sentimento percepito. O sarà perché con l’iniezione di cavalli diventa ancora più performante e veloce. Sta di fatto che le versione Competition di M2 ha tutte le carte in regole per diventare un’icona dell’automobilismo.

Qui si viaggia a pane e traversi, grazie soprattutto ad un bilanciamento complessivo che la rende alla portata di (quasi) tutti e che non vale solo come indicazione per i Drifter. Perché ti mette subito a tuo agio in ogni condizione di guida. Che si tratti di strada o pista, hai sempre la sensazione di avere tutto sotto controllo. Per quanto i limiti della fisica sono tali e tali rimangono. Ineccepibile il funzionamento del cambio doppia frizione a sette marce, è però da valutare la versione manuale. Ti riporta indietro nel tempo, in una dimensione in cui la connessione uomo-macchina era più rilevante. E poi la presenza del sistema Rev, ossia quello comunemente definito “punta-tacco” elettronico, alimenta il tuo status di pilota.

Di fatto quanto asserito qui sopra avrebbe potuto essere riportato anche per M2. In questo caso il vantaggio della versione Competition è puramente prestazione. Il sei cilindri in linea di origine M3/M4, torna alle origini adottando la soluzione della doppia sovralimentazione, quando su M2 si era preferito per il monoturbo. Aggiornato l’impianto di raffreddamento, migliorato il sistema di lubrificazione in previsione di un eventuale impiego in pista, nuovo pure l’impianto di scarico.

E poi ci sono i numeri a rafforzare la posizione di M2 Competition: 410 cavalli (+40 rispetto a M2) e 550 Nm di coppia (+50 Nm). Quanto basta per passare da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi (4,4 con il manuale) e toccare la punta dei 250 km/h (280 con il pacchetto dedicato). Valori che hanno una contropartita a livello di assetto. Sull’asse posteriore vigila un differenziale autobloccante a slittamento limitato a controllo elettronico. È in grado di trasferire sino al 100% della coppia da una ruota all’altra. E poi ci sono alcune chicche che fanno tanto auto da corsa, oltre a palesare le competenze Bmw in ambito carbonio. Infatti se dovesse capitarvi di aprire il cofano di Bmw M2 Competition, noterete una particolare struttura in fibra di carbonio, che non funge solamente da barra duomi, ma rappresenta un vero e proprio telaio di rinforzo dell’avantreno.

Un dettaglio che rende l’auto ancora più precisa in fase di ingresso in curva, limitando i movimenti del volante. Gli accorgimenti derivati da Bmw M3/M4 ci sono, si vedono, ma soprattutto si sentono. Oltre al fatto che l’elettronica ha realizzato una serie di modifiche rilevanti, senza portare interventi ai componenti. Lo sterzo ad esempio muta la sua curva caratteristica rispetto ad M2. M2 che abbiamo menzionato più volte in questa sorta di confronto a distanza, anche perché la nuova Competition ne prende ufficialmente il posto. Lo fa non solo dal punto di vista prestazionale (e di listino), ma differenziandosi anche per numerosi particolari estetici. Il doppio rene diventa nero, certificandolo nuovamente come il colore ufficiale delle vetture Competition. Tonalità che si ripresenta nella sezione degli scarichi. La bocca si fa poi più larga, per garantire un maggiore flusso di raffreddamento al sei cilindri in linea. A bordo sono disponibili nuovi sedili sportivi e il tasto di accensione diventa rosso.

Ma se il vostro cruccio è la frenata, potete optare per l’impianto più performante: 400 mm di diametro per i dischi anteriori con pinze a sei pompanti; 380 mm il diametro di quelli posteriori, mentre le pinze sono a 4 pompanti. Altrimenti di serie sono 380 mm all’avantreno con 4 pompanti e 370 mm al retrotreno con 2 pompanti. Ma prima di fare i conti, è giusto sapere che il prezzo di partenza si aggira intorno ai 66.900 euro.