Violenta, brutale, bellissima, nella sua assolutezza griffata con il nome e il cognome di chi la può solo sognare e di chi la usa per fughe o inseguimenti esclusivi, nell’eleganza immodificabile di James Bond. 

La sensazione che esprime quando la vedi è quasi la  stessa di quando premi l’acceleratore. L’Aston Martin DBS Superleggera va oltre l’oggetto del desiderio. E’ piacere totale, di guardare, toccare e guidare. Un fascino doloroso, potente, inconfondibile, esattamente come la violenta, brutale, carica - quasi incontrollata -che arriva dal V12 da 5.2 litri con i suoi 725 cv e i 900 Nm, tutti lanciati insieme alla ricerca del Graal del bravo pilota, senza essere agente segreto.

Ma guidare questo gioiello da 275.000 euro sulle montagne bavaresi intorno a Berchtesgaden è un inno alla gioia che nemmeno Schiller avrebbe potuto fare meglio in quel capolavoro che resta la Nona Sinfonia di Beethoven. Perché portare a spasso tra curve e scalate ardite oltre 4,7 metri di perfezione stilistica, una sorta di smoking, sul diamante-motore già descritto, è davvero un divertimento raro.

L’Aston Martin DBS Superleggera è di una maneggevolezza sconcertante,  anche dovendo gestire la sua brutalità. Merito sicuramente della trasmissione automatica a otto rapporti Zf, ma soprattutto di una leggerezza strutturale, con tanto di omaggio alla carrozzeria milanese che nel 1967 costruì la prima Aston Martin DB4, che le permette di non superare i 17 quintali. Leggerezza che tradotta in termini pratici rende la DBS Superleggera la prima Aston Martin tutta in fibra di carbonio, portiere d’alluminio a parte.

E allora che la mandria di cavalli, sempre 725 (a 6.500 giri/minuto) venga a noi. La realtà è che ci viene alla velocità della luce, perché i suoi 900 Nm rasentano l’immediatezza di un’elettrica: 3”4 per arrivare da fermo a 100 km/h, una velocità massima di 340 km/h. Violenta e brutale, come da premessa. Tanto brutale che ogni eccesso rischia di essere pagato caro, con il posteriore pronto ad andarsene per conto suo, nonostante sospensioni evolute,  ammortizzatori a controllo adattivo e torque vectoring facciano il loro lavoro, garantendo almeno un ingresso in curva tranquillo. Ma il vero segreto della DBS Superleggera è la creatività degli ingegneri Aston Martin che hanno creato il sistema Aeroblade, una diavoleria aerodinamica frutto della collaborazione con la Red Bull di Formula 1. Risultato? Si viaggia bordo di una sorta di missile terra-terra che non si schioda mai dall’asfalto nel tentativo di ingaggiare un duello rusticano con sua rivale per antonomasia, la Ferrari 812 Superfast.

Un duello che piace tanto agli uomini Aston Martin vista la provocazione lanciata da Marek Reichman, responsabile dell’ufficio creativo del brand d’Oltremanica: “La Ferrari usa l’inglese per la 812 Superfast? E noi usiamo l’italiano per DBS”. Già Superleggera, in fondo, è inevitabilmente anche un po’ Superfast.