La Mercedes che non ti aspetti, nel posto che non ti aspetti. Una Stella, nello Stato della Stella. Immagini le nuove sembianze di GLE, la madre di tutti i Suv tedeschi - allora, era il 1997, si chiamava Classe M - e pensi di salire sul solito enorme, invasivo Sport Utility. Sbagliato. Ti portano in Texas a provarlo per la prima volta e ti prepari a macinare chilometri nel deserto, fedele all’immagine “donata” da Holywood, tra ricordi dei nativi indiani, pozzi di petrolio, polvere e sassi. Secondo errore (anche di geografia).

LEGGEREZZA. Il GLE non è una minicar nè una farfalla con i suoi 4,924 metri e le oltre 2 tonnellate di peso (2,220 kg per l’esattezza), ma proprio per questo l’impatto visivo da fermo e in movimento dà l’idea del grande lavoro fatto dai designer di Stoccarda. Un lavoro capace di “sfinare” GLE al punto da farlo sembrare compatto a guardarlo dal frontale e offrendo comunque una sensazione di leggerezza complessiva di tutto il progetto con le fiancate che si raccordano con il posteriore in maniera decisa ma non pesante al punto da raggiungere un Cx-record per il segmento di 0,29 (il precedente era 0,32).

SPAZIOSA. Ed è proprio la leggerezza, anche piuttosto silenziosa, grazie all’utilizzo di alluminio e di acciai ad altissima resistenza nella realizzazione della scocca e della carrozzeria, la caratteristica con la quale Mercedes GLE ci accompagna negli oltre 400 chilometri di test nel Texas delle sorprese, lo stato della Stella solitaria (appunto Lone Star State) che accoglie il 23% dei boschi degli Stati Uniti. Qualcosa come 24 milioni di ettari di vegetazioni tra vallate, colline, montagne, cascate e fiumi, un cuore verde quasi tutto racchiuso nella parte nord di quella che è stata la terra di Comanche e Apache, che da San Antonio porta ad Austin. Una leggerezza (fino a 62 kg risparmiati) che si sposa bene, nonostante l’apparente paradosso, con lo spazio che invece aumenta, soprattutto dentro, con gli 80 mm in più di passo, portato a 2,995 mm che regala 69 mm di spazio in più per le gambe ai passeggeri dietro e 35 per la testa. Con la disponibilità di una terza fila di passeggeri che tradotta in capacità del bagagliaio, varia dai 630 ai 2055 litri. Un comfort di livello assoluto, sia alla guida che come passeggero, amplificato dall’Energizing Coach che regola luminosità, massaggi sul sedile e colonna sonora, del sistema audio. E al tetto panoramico integrale.

CUORE VERDE. E un cuore verde “simile” batte anche nella Mercedes GLE 450 4Matic che dall’highway subito fuori San Antonio, la città della battaglia di Alamo e del mitico Davy Crockett, come per tornare nell’attualità, degli Spurs dell’NBA di Messina (vice coach) e Belinelli, ci fa tuffare nel Guadalupe River State Park, un paradiso naturalistico, ricco di saliscendi dove il Suv dotato del nuovo sistema mild hybrid di Stoccarda mette in mostra tutte le sue qualità. Con l’alternatore starter denominato EQ Boost che si fa sentire, grazie alla sua elettrificazione da 48 volt aggiungendo al motore benzina sei cilindri in linea da 367 cv e 500 Nm altri 22 cv 250 Nm, per una reattività davvero notevole. Che si riduce di appena un filo quando proviamo la versione GLE 350 d 4Matic (272 cv e 600 Nm di coppia) nel percorso di ritorno dal Montesino Ranch a San Antonio (l’altra versione disponibile è il Diesel 6 cilindri per GLE 400 4 Matic da 330 cv e 700 Nm). Per la cronaca, la nuova Mercedes GLE arriverà in Italia tra gennaio e febbraio del prossimo anno, già ordinabile uno dei modelli provati (il 450 4Matic Mild Hybrid) oltre alla 300d da 245 cv. Prezzi da 69.000 euro per il Diesel, 77.700 per il benzina. Più avanti la 400d (col 6 cilindri da 330 cv) e la plug-in Hybrid.

BALLERINA. Ma sul percorso ondulato e abbastanza solitario, immersi in una vegetazione lussureggiante - tra camper, cottage e bungalov da urlo - con pendenze a volte sorprendenti in discesa e curve quasi paraboliche, quello che davvero ha stupito  è il comportamento dell’altra autentica novità di questa GLE di quarta generazione (a cominciare dalla M, 2 milioni di pezzi venduti, il Suv best seller di Mercedes): l’E-Active Body Control. Cioè quello che i tecnici definiscono l’assetto attivo idropneumatico completamente collegato in rete, con l’unità da 48 volt, per la prima volta in combinazione con le sospensioni pneumatiche di nuova generazione. Si tratta dell’unico sistema sul mercato in cui la forza delle molle e degli ammortizzatori viene regolata individualmente per ogni singola ruota, abbassandosi o alzandosi fino a 6 cm. Tutto gestibile con una pre-impostazione dal touch-display, nemmeno fossimo dei dj. L’effetto di tante parole su strada, è semplice: la macchina, non una normale, ma un SUV di questa stazza, anche ad alta velocità e su percorsi veloci e indisiosi, rimane incollata alla strada senza rollii, beccheggi o imbardate di alcun genere. E se proprio vogliamo esagerare, giocando, con i… dischi, pardon l’altezza delle molle ammortizzatori, riesce anche a ballare sulle ruote, che se può apparire quasi buffo, diventa praticamente indispensabile in caso di insabbiamento.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE. A completare l’evoluzione di GLE dal punto di vista tecnologico, pensano le dotazioni di assistenza alla guida, che si arricchiscono del riconoscimento in anticipo delle code, che effettivamente ci ha aiutato sulle Highway texane con lo stop and go utilizzabile fino a circa 60 km/h, e capace anche di aiutarci a trovare una via di fuga. E nel caso di rischio di collisione con veicoli provenienti nell’altro senso, durante una svolta, GLE è capace di frenare fino a raggiungere una velocità tale da rendere possibile la svolta stessa. Sempre in tema hi-tech, la nuova GLE monta l’ultimissima generazione del sistema multimediale MBUX, che ha debuttato su nuova Classe A, dotato di due ampi widescreen da 12”3 pollici (31,2 cm), una sorta di doppio mega schermo da cinema. Il sistema, con il quale abbiamo “dialogato” quando possibile, aggiunge al riconoscimento vocale - il famose Hey Mercedes, capace di accontentare tutte le richieste del guidatore - anche il riconoscimento gestuale. E in effetti fa decisamente impressione quando al minimo movimento di chi guida, intuisce e interpreta quel comportamento cercando di supportarlo in ogni modo possibile: ad esempio, abbiamo provato a cercare qualcosa sotto il sedile del passeggero e in effetti, come da promessa, l’MBUX ha acceso la luce di servizio per aiutarci. Sarà pure artificiale, ma questa intelligenza hi-tech è impressionante, funzionale con l’impostazione di 40 nuove funzioni, compresa la realtà aumentata. E se questo è il preludio della guida autonoma, ben venga. Ma non ci sarà nessuno in grado di negare il piacere di guidare un Suv tra cow boy, rodei e natura incontaminata come in Texas. Tra Stelle, non ci ci si può che intendere.