Per rimanere in tema con il meteo attuale, tanto tuonò che piovve. FCA cercava, inseguiva alleanze al di là dell'indipendenza legittimamente sbandierata e mai come oggi è vicina a trovarla. Dopo le mille voci e trattative, da GM a Volkswagen, fino all'ultima che qualche settimana fa aveva riguardato PSA oggi il primo atto concreto di un'operazione che potrebbe portare al ribaltamento degli attuali valori dell'automotive. Confermate le indiscrezioni anticipate dal Financial Times: Fiat Chrysler Automobiles ha inviato questa mattina una lettera non vincolante al Consiglio di Amministrazione di Renault proponendo "una aggregazione delle rispettive attività nella forma della fusione 50/50". E' quanto si legge in una nota. "L'aggregazione proposta creerebbe uno dei principali produttori di auto al mondo in termini di fatturato, volumi, redditività e tecnologia a beneficio dei rispettivi azionisti e degli stakeholder delle società", continua FCA. Dal canto suo, il Gruppo Renault "conferma di aver ricevuto una proposta da FCA riguardante una potenziale fusione 50/50" tra le due società. "Il Cda di Renault si riunirà questa mattina per discutere la proposta", rende noto la casa automobilistica francese, che preannuncia "un comunicato stampa dopo la riunione".

ll Gruppo che nascerebbe dalla fusione paritaria di FCA e Renault venderebbe 8,7 milioni di auto all'anno. Secondo FCA la sinergia delle piattaforme consentirebbe risparmi per 5 miliardi di euro. Gli azionisti Fca riceverebbero un dividendo straordinario di 2,5 miliardi cui si aggiungerebbero 250 milioni se il Lingotto decidesse di vendere Comau. Nel comunicato diffuso questa mattina è scritto che la fusione "non comporterà chiusure di stabilimenti".

L'aggregazione delle attività - spiega la nota FCA - metterà insieme punti di forza complementari. Il portafoglio marchi fornirebbe una copertura completa del mercato con una presenza in tutti i segmenti chiave dai marchi di lusso e premium come Maserati e Alfa Romeo, Dacia e Lada e includerebbe Fiat, Renault, Jeep e Ram così come i veicoli commerciali.

La Società capogruppo che nascerebbe dalla fusione tra FCA e Renault sarà quotata sulla Borsa Italiana (Milano), Euronext (Parigi) e al New York Stock Exchange. Il Consiglio di Amministrazione della Società risultante dalla fusione - spiega sempre FCA nel comunicato - sarebbe inizialmente composto da 11 membri con una maggioranza di consiglieri indipendenti e con un numero uguale di consiglieri, 4 ciascuna, in rappresentanza di FCA e Groupe Renault ed uno designato da Nissan. Inoltre, non sarebbero trasferiti i diritti di doppio voto oggi esistenti.

Dunque una fusione vera e propria con la nascita di una società di diritto olandese posseduta al 50 per cento da Fca e dal 50 per cento da Renault. Per quanto riguarda l'ingresso dei giapponesi di Nissan "FCA è impaziente di lavorare per creare ulteriori modi per creare valore".

Ed è quest'ultima frase che apre a scenari ancora più sconvolgenti. Perchè è indubbio che questa mossa in perfetto contropiede si inserisce nella complessa vicenda che da mesi vede protagoniste Renault e Nissan (oltre a Mitsubishi), dopo l'arresto e la lunga detenzione del boss dell'Alleanza da lui creata, cioè Carlos Ghosn. In un momento in cui i giapponesi avevano nell'ordine, rifiutato la fusione proposta dai francesi, messo in dubbio la permanenza nell'alleanza stessa e soprattutto ribadito che difficilmente si sarebbe potuti andare avanti con l'attuale assetto societario dove Renault detiene il 43% delle azioni di Nissan (con diritto di voto) e viceversa i giapponesi hanno solo il 15% (senza diritto di voto). Ora, l'inserimento di FCA in tutta la vicenda (ri)mischia tutte le carte e sa tanto di perfetta mossa - combinata d'intesa Renault-FCA - per convincere non solo Nissan a rimanere dentro l'Alleanza ma magari riprendere in considerazione l'idea della fusione. Se infatti con FCA si rinsaldasse l'allenaza Renault-Nissan-Mitsubishi nascerebbe il primo gruppo automobilistico al mondo con 15,5 milioni di auto vendute, più di Volkwagen e Toyota. Gruppo con una capitalizzazione quantificabile in 33 miliardi di euro. Insomma, un gigante, capace di affrontare nelle condizioni migliori possibili le future sfide della mobilità.

Diversamente, nel caso in cui Nissan si defilasse, la situazione si modificherebbe in maniera sostanziale perchè rimarrebbero i vantaggi descritti prima, ma si perderebbe tutto l'altro vantaggio. Quello cioè della condivisione di brevetti (molti sono Nissan) e piattaforme soprattutto elettriche, ma non solo, l'autentico valore aggiunto della creazione di un colosso internazionale, forte su tutti i mercati mondiali.

Per la cronaca, fa sorridere la capacità delle aziende (Renault ha una forte partecipazione statale) di andare oltre le beghe dei rispettivi governi che nel caso andasse tutto in porto sarà davvero esilarante trovarli a festeggiare allo stesso tavolo. Staremo a vedere.