Auto da oltre dieci anni svolge i test sulla pista di Balocco. È uno dei circuiti più impegnativi in Italia per i collaudi di automobili ma sconosciuto al grande pubblico perché qui non si svolgono corse o gran premi F1.

Eppure l’asfalto di Balocco ha svezzato tutte le Alfa Romeo da corsa più famose degli ultimi cinquant’anni. Ci ha mosso i primi passi l’Alfa Formula 1, con piloti come Brambilla, Giacomelli e Depailler al volante; ci sono nate le Alfa turismo più leggendarie degli Anni ‘60 e ‘70, dalle TZ alle Giulia GTA guidate da piloti come De Adamich, Giunti, Nanni e dai piloti collaudatori Dini e Zeccoli.

A Balocco è stata sviluppata l’Alfa 33 TT12 che vinse il campionato del mondo sport prototipi nel ‘75 con Merzario, Brambilla e Laffite. E a Balocco girò anche Niki Lauda con la Brabham F1 motorizzata Alfa Romeo dopo aver abbandonato la Ferrari.

Balocco, insomma, sta all’Alfa Romeo come la pista di Fiorano sta alla Ferrari. Solo che è meno conosciuta perché è sempre stato il circuito di prova privato e off limits della casa milanese, lontano da occhi indiscreti e nascosto nelle risaie fra Vercelli e Novara.

Qui non ci sono strade circostanti dove i curiosi possano fermarsi a guardare i prototipi camuffati o le macchine da corsa che girano in pista, come succede per le Ferrari a Fiorano. Solo chi è autorizzato a varcare i cancelli conosce l’eccezionalità delle strutture che hanno fatto in tanti anni di Balocco il circuito di prova e di collaudo più funzionale d’Europa.

Balocco nacque nel 1962, quando l’Alfa Romeo, che si stava trasferendo dalla vecchia fabbrica del Portello ad Arese, cercò un luogo che fosse a ovest di Milano, dove costruire un circuito per collaudare le proprie auto. Fu identificata una risaia in provincia di Vercelli, a circa 60 km dalla fabbrica. Il circuito fu costruito e poi ampliato in momenti diversi a ridosso della Cascina Luigina, un fabbricato agricolo che dà il nome alla zona. Prima nel 1964 nacque il circuito di durata di circa 5 km. Pista, che esiste ancor oggi ma viene usata marginalmente. Ha visto passare sul proprio asfalto tutti i prototipi delle varie Alfa stradali dell’epoca.

Nel frattempo Alfa decise di basare in una delle cascine di Balocco l’officina dell’Autodelta, il reparto corse dove si sviluppavano le auto con cui Alfa tornò alle competizioni negli Anni ‘60. Quella cascina divenne presto l’ufficio operativo di Carlo Chiti, il geniale ingegnere che diresse il reparto corse Alfa per un ventennio.

Nell’officina Autodelta è passata la storia racing dell’Alfa Romeo e tante pagine di motorsport sono state scritte fra quelle mura. Al piano superiore del capannone, nei giacigli che un tempo erano delle mondine, dormivano i collaudatori Alfa quando svolgevano di notte i test. Addirittura l’Alfa F1 venne provata per la prima volta in piena notte per non venire beccata dai fotografi, e la pista fu delimitata da torce alimentate a petrolio per permettere al pilota di riconoscere le curve. Nel capannone di Balocco avvenne anche, a fine anni ‘70, la famosa scena dei cani chihuahua dell’ingegner Chiti raccontata scherzosamente da Lauda anche nella sua autobiografia. I cani di Chiti fecero pipì nel basamento del motore Alfa boxer F1 della Brabham di Lauda davanti all’attonito pilota!

A fine anni ‘60 si capì che serviva una pista più impegnativa per provare le Alfa sempre più veloci, sia stradali che da corsa, che stavano nascendo.

E fu costruito nel 1972 il famoso “Misto Alfa”, circuito di 5600 metri, formato da 19 curve e due lunghi rettifili. Secondo le abitudini dell’epoca, nel tracciato vennero riprodotte alcune delle curve più famose del mondo. Così nei 5,6 km del circuito ritroviamo - copiate pari pari da Monza - la mitica prima di Lesmo e la Curva Grande, oggi ribattezzata Biassono. C’è anche il tratto misto dopo il box del circuito olandese di Zandvoort, compreso il famoso tornante Tarzan. Ma sulla Pista Alfa è anche riprodotto un tratto della strada provinciale 35 che va da Fino Mornasco a Como. Raggio e pendenza delle curve dei vari circuiti sono identiche agli originali, ma curiosamente, Lesmo e Curvone sono rovesciate: a Monza le curve sono destrorse, a Balocco girano verso sinistra. Furono tracciate così, all’incontrario, perché i progettisti tennero conto della posizione del sole a Balocco e scoprirono che se le due curve fossero state verso destra, i piloti avrebbero avuto per la maggior parte del tempo il sole negli occhi e sarebbe stato pericoloso.

Quando nel 1987 la Fiat acquisì l’Alfa Romeo, rilevò pure Balocco e investì pesantemente per potenziare il circuito: fu costruito un anello di alta velocità, un triovale di 7800 metri a tre corsie con curve sopraelevate che permette medie superiori ai 300 km/h. Quello dove oggi auto svolge i test di accelerazione e velocità massima.

Poi fu realizzata la pista delle Langhe, un tracciato di 22 km con ben 129 curve di ogni genere e raggio che riproducono la conformazione tipica delle strade collinari italiane. Pista che per la varietà e le difficoltà è definito il Nürburgring italiano. Proprio sfruttando un tratto delle Langhe, auto ha ricavato il proprio tracciato di handling dove verifichiamo la stabilità e la tenuta di strada delle auto più sportive in prova.