Le prove strumentali sono da anni l’ossatura e il punto di forza di Auto: in edicola e poi sul web. Ogni mese sottoponiamo a test strumentali accurati da quattro a cinque macchine nuove uscite sul mercato, fornendovi numeri, rilevamenti, analisi e giudizi autorevoli stilati dai nostri giornalisti e tester.

Ma vi siete mai chiesti come nasce una prova di auto? In questo servizio vogliamo spiegarvelo in dettaglio, raccontandovi sia la metodologia dei test sia il circuito speciale che utilizziamo: il Proving Ground center di Balocco. Un complesso unico nel suo genere che ha anche una lunga e eccitante storia legata al motorsport.

L’obiettivo finale della prove che svolgiamo è il dato oggettivo. “Dato” che può essere rilevato solo affidandosi a strumenti scientifici e ad una metodologia ultracollaudata. Per un risultato attendibile è fondamentale l’esperienza di chi svolge i rilevamenti su strada e su pista; l’esperienza di chi guida e deve saper portare al limite in breve tempo una vettura stradale. Stesso discorso riservato alla scelta della location.

Da oltre dieci anni svolgiamo i nostri test soprattutto all’interno della pista di Balocco, proprietà del Gruppo FCA. La parte prestazionale viene verificata all’interno di quello del tracciato di Alta Velocità: un anello di 7.800 metri, dove vengono misurate le accelerazioni e le relative riprese, la velcoità massima e le frenate.

La parte di handling, che include nel caso delle vetture più interessanti sia sotto il profilo sportivo che tecnologico anche il “celebre” giro di pista cronometrato, viene effettuata sul tracciato Langhe. È un circuito di 22 km all’interno di Balocco che riproduce strade collinari con curve di ogni genere e raggio, da cui abbiamo ricavato un percorso di 5,85 km, utile per conoscere al meglio la maneggevolezza di ogni vettura. Il nostro percorso alterna parti lente a parti veloci; su di esso rileviamo il tempo sul giro delle principali auto in prova per valutarne le prestazioni. E poi sfruttiamo anche le pavimentazioni speciali per giudicare il confort.

Non sono soltanto le persone il cuore pulsante delle attività di test drive, ma pure la strumentazione. Prima di mettersi al volante, sull’auto in prova viene montata una serie di strumentazioni che servono per rilevare accelerazioni e frenate, velocità massima, rumorosità interna e naturalmente i consumi di carburante.

Ogni elemento ha un compito distinto: Correvit e un sistema di acquisizione dati satellitare, si occupano di tracciare velocità, tempo e spazio. Al fonometro, fissato a bordo, spetta verificare i decibel effettivi percepiti all’interno dell’abitacolo. E col flussimetro che montiamo sulle auto in prova conteggiamo ogni singola goccia di carburante consumata dal motore.

La prima serie di test viene realizzata sul tracciato Alta Velocità: lungo i due rettilinei principali vengono misurate la velocità massima e le accelerazioni da fermo in velocità e distanza, intermedi inclusi (0-60 km/h, 0-80 km/h). Oltre a questi passaggi, sono poi rilevate le diverse riprese: da 40 km/h e da 80 a 120 km/h. Una volta effettuate queste misurazioni, si passa alle frenate. Il nostro modus operandi prevede 5 test di decelerazione a velocità differenti: da 60 km/h sino a 160 km/h. A quel punto siamo solo a metà del lavoro, perché manca l’handling.

La nostra pista è decisamente tecnica, con un ventaglio di situazioni più che completo (c’è pure una tratto destra-sinistra in discesa e salita che ricorda il famoso “Cavatappi” di Laguna Seca!), in grado di mettere in difficoltà non solo il telaio della vettura, ma anche i sistemi di controllo di dinamica del veicolo.

Quando si tratta di fare il tempo, ci affidiamo sempre allo stesso pilota, in modo tale da dare continuità al risultato: Luigi Moccia, pilota professionista ed ex collaudatore. Svolgiamo solo due giri veloci per non compromettere la meccanica.

La questione consumi infine, è tutta nelle mani del flussimetro. In questo caso il banco di prova non si limita alla pista, ma pure alla strada aperta al traffico. In modo tale che il dato rilevato sia il più reale possibile.