Longtail” in inglese significa “coda lunga”. Nel tempo ha caratterizzato molti prototipi da corsa, specialmente quelli impegnati alla 24 Ore di Le Mans sino dai tempi delle battaglie tra Ferrari e Porsche. La coda lunga non è una novità nemmeno per le GT della McLaren. La prima risale all’ormai lontano 1997 con una variante della F1 GTR a tre posti che due anni prima vinse a Le Mans con Dalmas, Lehto e il giapponese Sekiya. La Longtail di allora era più leggera di circa un quintale e dotata di una carrozzeria allungata per avere più carico aerodinamico e meno resistenza all’avanzamento. Si tratta di un concetto ripreso con la più recente 675LT che a partire dal 2015 è stata realizzata e venduta in tiratura limitata sia come coupé sia come Spider partendo dalla base della 650S.

Il corso delle McLaren Longtail si allunga ora con la 600LT, in consegna da ottobre e realizzata in una serie forzatamente limitata da un arco temporale di produzione di 12 mesi. Per ora è prevista come Coupé, ma a Woking hanno già annunciato la versione Spider a seguire. Il punto di partenza è quello della 570S, ormai nota anche per le vistose prese d’aria laterali in stile NACA. Come le altre Longtail, si distingue dal modello di origine per la superiore potenza, il peso alleggerito e un assetto più adatto all’impiego in circuito. Rispetto alla 570S, il 23% delle componenti è nuovo e, tanto per parlare di percentuali, il prezzo è salito del 25% partendo da un minimo di 236.000 euro. La coda non è poi tanto più lunga, dato che si estende per soli 47 mm in più verso il posteriore. Davanti, la presenza di nuove appendici aerodinamiche prolunga il muso in direzione frontale. Uno dei segni di identificazione del modello viene dagli scarichi che fuoriescono nella parte superiore della carrozzeria davanti all’ala posteriore. Il peso è ridotto a 1247 kg (100 in meno della 675LT) grazie anche a un uso più esteso della fibra di carbonio oltre a particolari alleggeriti, come i sedili, e all’eventuale rinuncia alla climatizzazione.

Siamo stati tra i pochi fortunati al mondo ad avere potuto guidare la 600LT, oltretutto nell’ideale scenario dell’Hungaroring. Sulla medesima pista che ospita il Gran Premio d’Ungheria, la nuova McLaren si distingue subito dalla 570S grazie all’assetto più rigido e a una maggiore reattività. La precisione dello sterzo è superiore e inoltre si avvertono meno i trasferimenti di carico. La tenuta di strada è eccezionale, anche grazie alle Pirelli P Zero Trofeo R, le stesse gomme adottate anche dalla Senna, a tutt’oggi la McLaren di vertice assoluto in fatto di GT stradali. Le velocità di percorrenza in curva sono superiori a quelle della 675LT, pur notevolissima per le sue possibilità in circuito. Piace molto il fatto che si riesca comunque a recuperare anche da sbandate del posteriore che sulle prime sembrano destinate al testacoda, magari complici gomme cui si è già chiesto troppo, una volta inserita la modalità “track” che lascia spazio al divertimento di guida. L’aerodinamica avanzata, in grado di generare 100 kg di carico a 250 km/h, aiuta a migliorare la stabilità del mezzo. Sono inoltre notevoli le capacità dell’impianto frenante carboceramico, in grado di arrestare la vettura lanciata a 200 all’ora in soli 117 metri. Il motore si lascia usare con piacere, spingendo con grande intensità a partire da 5000 giri, con un bel canto esaltato nella modalità di utilizzo per la pista. Quanto a prestazioni, la 600LT non scherza affatto: in grado di toccare i 328 all’ora, accelera da 0 a 100 km/h in 2”9 e da 0 a 200 all’ora in 8”2 per poi arrivare a 300 km/h in soli 24”9.