Testi e foto di Francesco Reggiani  Per raggiungere le sue celebri antesignane, partiamo da Milano a bordo della nuova 208 GTI 30th Anniversary che, in quanto a cavalleria (208 cv, per l’appunto...), non si sente certo in soggezione nei confronti delle due sorelle che ci stanno aspettando nei pressi di Rovato. Precisa e reattiva agli stimoli dello sterzo e del gas, questa versione limitata ci ricorda di custodire l’eredita delle iconiche 205 che l’hanno preceduta. In autostrada, accompagnati dal cupo “sound” del 4 cilindri turbo 1.6, pensiamo all’affascinante storia della 205 GTI e alla sua celebre carriera sportiva. Era il maggio 1984, infatti, quando a poche settimane dalla sua presentazione un “certo” Ari Vatanen portò al debutto al Tour de Corse la versione da gara dell’auto che sarebbe poi diventata un vero e proprio mito automobilistico. Con quella vettura, Vatanen (insieme ad Harryman), centrò tre successi nella prima stagione di gara della 205 Turbo 16. Quel Gruppo B, che nelle evoluzioni estreme superò abbondantemente i 500 cavalli di potenza, derivava dalla vettura del nostro servizio e fu in grado di vincere nel 1985 e 1986 il titolo mondiale rally e, nei due anni successivi, l’estenuante Parigi Dakar con la versione Grand Raid (passo allungato di 40 cm). Spostandoci in terza corsia per un sorpasso, ritorniamo al presente: avvolti nel sedile sportivo ben profilato della 208 (siglato vezzosamente Peugeot Sport), apprezziamo quanto sia piccolo il volante (con il logo d’ordinanza questa volta cromato) che ci permette di far scartare la vettura al solo pensiero. Purtroppo, però, questo grande vantaggio ergonomico e di guidabilità, va un poco a discapito della visibilità sulla strumentazione: i due quadranti profilatati da un Led rosso, infatti, rimangono parzialmente coperti dalla corona del piccolo volante. Paugeot Speciale GTI Il colpo d’occhio sul lezioso bordino degli orologi, ci ricorda il colore rosso sportivo del logo GTI al centro del volante e sugli inserti interni alle portiere della prima versione, che sulla 1.9 (quella da 130 cv che abbiamo scelto per il nostro servizio), comparivano anche al centro dei sedili. La GTI (acronimo di Gran Turismo Iniezione), che venne presentata al Salone di Ginevra nel 1984, aveva un motore con la stessa cilindrata della 30th Anniversary sulla quale stiamo viaggiando (1.6 litri), ma disponeva di soli 105 cv a 6250 giri. Peugeot, inizialmente, richiese la consulenza di Pininfarina per il design della vettura che sarebbe dovuta diventare l’icona della Casa di Sochaux. Alla realizzazione del progetto, designato con la sigla M24, collaborarono, poi, anche Gerard Welter, e Paul Bracq per gli interni (noto per aver disegnato alcune delle più belle Mercedes tra cui la 230 SL Pagoda). La piccola bomba francese, aveva dimensioni compatte (3710 mm) ed un peso contenuto di soli 880 Kg (incredibile poterci pensare per una vettura di oggi!), che le permettevano di sfruttare al meglio la cavalleria a disposizione. La GTI, praticamente, era paragonabile ad uno scattante go-kart stradale, con reazioni talmente rapide che, qualche volta, provocavano dei patemi d’animo ai meno esperti. Il retrotreno dell’auto, infatti, nelle staccate al limite e se si rilasciava bruscamente il gas a centro curva, aveva la tendenza ad alleggerirsi e se presa sottogamba questa ”abitudine”, poteva portare a ritrovarselo al posto del muso! Ma la 205 GTI era una sportiva tout court, e per le sue caratteristiche intrinseche doveva essere domata dal pilota con una certa perizia: le soddisfazioni che sapeva garantire nella guida sportiva, però, erano paragonabili a quelle di una vera GT. Tornando alla realtà, dopo una sosta per un caffé raggiungiamo la nostra 208 30th Anniversary e troviamo al suo fianco un ragazzo incuriosito che guarda la vettura con aria interrogativa. Solleciti, gli spieghiamo che si tratta della versione limitata della 208 GTI, costruita in soli 800 esemplari in occasione dei 30 anni della mitica 205 GTI. L’allestimento estetico si differenzia dalla 208 GTI di serie per il restyling sportivo degli interni, i cerchi in lega neri da 18”, le minigonne laterali, lo spoiler posteriore ben in evidenza e la calandra anteriore con grigliatura di nuovo disegno. Dopo il breve “pit-stop”, raggiungiamo il casello d’uscita dell’autostrada: l’appuntamento con le 205 del passato è davanti a tre spettacolari silos lucidati a specchio, che ci faranno da sfondo per le fotografie. Approfittiamo della strada sinuosa che ci conduce sul posto, per apprezzare la notevole grinta e guidabilità della 208 (che scatta da 0 a 100 Km/h in 6”5 e raggiunge i 230 Km/h di velocità massima), godendoci anche le modulazioni dell’aspirazione e dello scarico in rilascio: davvero una bella colonna sonora! All’appuntamento arriviamo per primi e passano diversi minuti prima che si senta in lontananza l’ululato dell’obice di scarico della 205 Turbo 16. Questa mitica Peugeot, che, in realtà, ha poco in comune con la serie 205 GTI (ne condivide, infatti, solo la forma delle portiere, dei sedili e dei fanali), fu costruita in soli 200 esemplari per ottenere l’omologazione nella categoria dei Gruppi B e gareggiare nei rally. A parte il richiamo stilistico alla vettura base (importante anche per ragioni di marketing), la carrozzeria della Turbo 16 è completamente diversa da quella della 205, essendo più lunga di 12 cm (il passo della vettura è di ben 2540 mm, anziché 2420 mm), più larga e sinuosa (1700 mm anziché 1.572) e realizzata in materiale sintetico stratificato. La 205 Turbo 16, poi, ha un motore di 1.775 cm3 con doppio albero a camme in testa, montato in posizione centrale posteriore (trasversale) e alimentato con un turbocompressore KKK K27 che gli consente d’erogare una potenza di ben 200 cv a 6750 giri con una coppia massima di 255 Nm a 4000. Con questi numeri, la Turbo 16 era in grado di scattare da 0 a 100 km/h in soli 6 secondi e raggiungere una velocità massima di 210 Km/h. La vettura, data la posizione del motore, è dotata di un grande cofano posteriore incernierato sul tetto, che si solleva completamente in avanti. L’ultima chicca di quest’auto esclusiva, che la rese imbattibile sui percorsi dei rally, fu l’adozione della trazione integrale permanente, con differenziale centrale Ferguson e due differenziali autobloccanti (anteriore e posteriore) al 40% e 17%. Un concentrato di tecnologia davvero all’avanguardia per i tempi (contenuto in un peso di soli 1050 Kg), tanto da portare agli incredibili risultati sportivi che sappiamo. Mentre ammiriamo le forme aggressive del “mostro sacro” che si sta avvicinando, pensiamo già a come mettere insieme fotograficamente le tre bombe Peugeot. Pochi minuti dopo la Turbo 16, arriva anche la 205 GTI 1.9. Nel suo smagliante bianco “Meije”, l’auto del nostro servizio è ancor più bella e aggressiva, se mai possibile, che in altre tinte. La GTI 1.9, il top dell’evoluzione di questa piccola sportiva, fu prodotta a partire dal 1987, mentre, in contemporanea, proseguiva (dal 1986), la costruzione di una versione portata a 115 cv della 205 GTI 1.6. Il 4 cilindri di 1.905 cm3 della GTI dell’87, grazie all’aumento di 325 cm3 della cilindrata e all’adozione della nuova centralina LE-2 Jetronic, erogava bel 130 cv di potenza a 6000 giri, con una coppia massima di 165 Nm a 4750, che consentivano alla nuova arrivata di superare i 200 orari, raggiungendo i 206, contro i 196 km/h della GTI dell’84. L’ultima arrivata del gruppo si distingue dalla prima GTI per i 4 freni a disco (la prima serie montava i tamburi al posteriore), i cerchioni di nuovo disegno, con fori più larghi e maggiori dimensioni (6JX15” anziché 5,5JX14”), le carreggiate leggermente allargate, i sedili con nuovi rifiniture ed il tappo del serbatoio situato sul montante posteriore proprio a fianco del logo GTI. Ora ci siamo tutti, pensiamo soddisfatti, ritornando al presente. Vedere le tre sportive francesci una a fianco all’altra, ci ammalia per il loro grintoso charme. Valutandole bene, comunque, sono molto diverse una dall’altra, sia esteticamente che nei contenuti, ma sono accomunate da quell’appeal sportivo che ha reso celebre l’acronimo GTI. Quando, dopo le foto statiche delle protagoniste, accendiamo i motori per goderci il ritorno in gruppo verso l’imbocco dell’autostrada, siamo entusiasti nel sentire il coro dei cilindri che “ruggiscono” all’unisono. Davvero una bella giornata con tre leoncini nella savana dei motori