LAS VEGAS. Altro che Detroit, Ginevra o Francoforte. Il vero salone dell'automobile del futuro è qui a Las Vegas. Al Consumer Electronics Show, che si è aperto il 5 gennaio in questa città del gioco e del peccato nel deserto occidentale degli Stati Uniti, dove tutto è permesso, anche quello che nel resto degli USA è illegale – come per esempio fumare nei locali pubblici - da cinquant'anni si svolge a gennaio la più grande fiera dell'elettronica di consumo del mondo: ovvero il CES.

Un evento dove tutti gli anni viene mostrato lo stato dell'arte della tecnologia elettronica. Al CES fu presentato per la prima volta il videoregistratore, nel 1995 il DVD, poi i televisori a schermo piatto, il wi-fi e nel 2001 la XBox. Ebbene, dopo la Tv, i telefonini e la casa digitale, il CES ha scoperto le automobili.

O meglio, sono le case automobilistiche che hanno scoperto il CES. Hanno capito che è Il luogo ideale per presentare i propri prototipi dell'automobile di domani. Se sei un costruttore di auto e hai qualcosa di tecnologico e avveniristico nella tua automobile, devi mostrarlo al CES; altrimenti vuol dire che sei indietro.

Al CES ci sono quest'anno quasi tutti i grossi nomi dell'auto: Mercedes, Audi, BMW, FCA, Toyota, Honda, Nissan, Volvo. E vengono i numeri uno delle aziende a fare i loro keynote, i discorsi di presentazione che indicano una direzione e una strategia di sviluppo. Nei prossimi giorni arriverà Mark Fields, n.1 di Ford.

Ma il primo a scendere in campo è stato Carlos Ghosn, n.1 di Nissan-Renault che mercoledi 5 gennaio al CES ha spiegato il sistema di mobilità by Nissan, chiamato Sam, che è stato sviluppato con tecnologie fornite dalla Nasa, per consentire ai futuri veicoli a guida autonoma del marchio di “pensare” con logica umana quando devono prendere decisioni in caso di imprevisti. Una presenza preponderante quella dell'industria automobilistica al CES che ha fagocitato gli spazi espositivi di questo salone che si tiene in parte nel Convention Center di Las Vegas, in parte nei saloni del grandi alberghi che come in un enorme parco divertimenti ricostruiscono luoghi famosi del mondo: come l'hotel Venetian che dentro ospita una finta Venezia riprodotta in tutto e per tutto: dai canali con ponti, acqua, gondole e gondolieri, fino al campanile di San Marco. Una presenza talmente invasiva quella delle automobili al CES che qualcuno ha ribattezzato il salone Car Electronic Show e non più Consumer Electronics Show.

La parte del leone la fanno i sistemi di guida autonoma, e soprattutto l'intelligenza artificiale applicata alle automobili. La vera frontiera del futuro infatti non è semplicemente quella dell'auto che guida da sola, ma quella dell'automobile “intelligente”. Capace di assistere oppure sostituirsi al conducente non soltanto nella guida ma anche nelle scelte da compiere in ogni momento; interconnettendosi con le altre auto in circolazione per valutare le strade migliori e meno trafficate, i rischi e i pericoli in agguato e così via. Ma anche capace di assistere e dialogare con il suo passeggero e accontentare le sue richieste vocali, che si tratti di lanciare musica o una telefonata da bordo, oppure di fare ricerche mirate sul web. Proprio come un maggiordomo virtuale.

La tendenza insomma è quella di portare sulle automobili i sistemi di assistenza digitale che sfruttano l'intelligenza artificiale che ormai conosciamo e usiamo già sui telefonini, come Siri della Apple, Alexa di Amazon, Cortana di Microsoft oppure Google Now. Ma perché questi funzionino su un'automobile durante la marcia, oltre a imbottirla di computer in grado di svolgere calcoli complicatissimi, serve che il “cervello” dell'auto sia interconnesso a un sistema di intelligenza artificiale. E questi risiedono sui server di proprietà delle grandi software house. I costruttori di auto non possiedono questa tecnologia.

Perciò al CES si sta materializzando una grande sfida: tra chi costruisce le automobili da sempre e sta provando ad applicarci sopra l'elettronica avanzata per questi nuovi traguardi; e le industrie specializzate in elettronica o intelligenza artificiale che invece hanno deciso di provare loro stesse a fare le automobili del futuro, avendo il possesso del know how per renderle “intelligenti”.

Così da un lato vediamo le proposte innovative di marchi tradizionalisti, dall'altra le idee futuristiche di aziende di software che vogliono cambiare campo. FCA è stata la prima a svelare al CES la sua novità, una concept car full electric, su cui il gruppo di Marchionne sta lavorando per applicare i sistemi di guida autonoma.

È stata seguita da BMW, che ha mostrato un progetto di un'auto futuribile; poi è arrivata Toyota che ha svelato la Concept-i, un'auto a guida autonoma dotata di un assistente virtuale chiamato “Yui” che pare proprio il Siri della Toyota. Dall'altra parte ci sono le software house che hanno deciso di farsi loro da sole le automobili “intelligenti” pensando di avere il know how per competere con i costruttori di auto. Una è Nvidia, il colosso delle schede grafiche dei computer, che proprio al CES ha presentato un supercomputer dotato di intelligenza artificiale chiamato Xavier che è il “cervello” dei un'auto a guida autonoma da lei costruita: la BB8.

L'altra è la Faraday Future una company finanziata dai cinesi (ci ha lavorato fino allo scorso dicembre anche l'ex team principal Ferrari, Marco Mattiacci) che ha mostrato la FF91, prototipo di un'auto intelligente a guida autonoma che sa anche parcheggiare da sola. Ma la dimostrazione a Las Vegas è impietosamente fallita davanti alla folla. Chi pare aver scelto la via di mezzo in questa “guerra dell'auto autonoma”, è Audi che, memore del motto “se non puoi batterli, unisciti a loro”, ha annunciato al CES una partnership proprio con Nvidia e con Mobileye, una software house israeliana che è quella che aveva sviluppato i sistemi di guida autonoma per Tesla. Dalla prima prenderà l'intelligenza artificiale, dalla seconda il software di guida.