La Ferrari, l’acquisto di Opel da parte di PSA, la Panda che non verrà più fatta in Italia e le prospettive di Alfa Romeo. È un Marchionne a ruota libera quello che ha riempito la giornata del salone di Ginevra. Con l’unica costante che ogni pochi minuti, nel bel mezzo delle conferenze stampa, fra una risposta e l’altra afferrava il telefono e cominciava a scorrere il display per leggere avidamente qualche cosa. Cosa avrà avuto di tante importante da consultare? Mail urgenti? Notizie di agenzie su fatti del mondo? Niente di tutto questo. Il mistero lo ha svelato lui stesso a un certo punto: “Scusatemi se mi distraggo - ha detto - ma consulto i tempi delle prove che sta facendo la Ferrari a Barcellona. Sono in corso i test di F1 e voglio tenermi informato”. 
 
Un Marchionne tifoso/appassionato così non si era mai visto, addirittura al punto da interrompersi mentre parlava dell’affare Opel-PSA per scorrere avidamente le schermate dei tempi F1. Però dell’argomento del giorno, l’acquisizione dell’Opel da  parte del gruppo Peugeot-Citroen, ha parlato tanto. E in modo analitico. È un accordo che cambia il fronte delle allenaze europee fra costruttori. Ora il gruppo PSA diventa un gigante da 2,5 milioni di auto in Europa, secondo solo a Volkswagen mentre FCA rimane con 1,5 milioni di auto. Un grande avversario in più per Marchionne. Inoltre PSA è riuscita nell’intento - acquisire Opel - che Marchionne aveva inseguito invano nel 2009. Quindi sentire la sua reazione e il suo commento è importante.
 
Dal mio punto di vista è un passo nella buona direzione; non sono sicuro che lo avremmo fatto anche noi, ma capisco l’intenzione che ha spinto PSA, la ragione di unire questi due business. È un impegno a lungo termine nel tentativo di trovare dei benefici per ambe le parti. Per PSA credo sia un buon accordo, ma sarà difficile da mettere insieme”. Marchionne aveva tentato 7 anni fa la stessa strada. FCA, appena acquisita la Chrysler, voleva comprare anche Opel ma la Germania, nella fattispecie i sindacati e anche la cancelliera Merkel lo avevano praticamente impedito. Cosa è cambiato adesso? Non se lo spiega nemmeno lui.
 
“Io nel 2009 ebbi tanti colloqui a Berlino con lo stesso cancelliere di oggi (la Merkel, ndr) per arrivare a questo ma l’approccio che avevamo adottato era diverso. Io continuo a credere che c’era un eccesso di capacità produttiva in Europa. E oggi la sovracapacità non è stata risolta”. Marchionne vuole dire che a quel tempo il piano era di chiudere alcune fabbriche, mentre oggi il capo di PSA, Tavares, si impegna a tenerle tutte aperte. “Verso il 2008 gli americani, non solo Chrysler, ma anche GM e Ford, chiusero tante fabbriche per ottimizzare i costi. E pure Chrysler in previsione della fusione con Fiat per alleggerirsi. Questo non è successo in Europa”. 
 
Insomma, Marchionne non si spiega come farà PSA a ar rendere economicamente l’assorbimento di Opel che produce automobili simili, senza chiudere fabbriche per ridurre i costi. L’altra novità che Marchionne annuncia è lo spostamento della produzione della Panda fuori Italia. “Ma solo dal 2020, quando terminerà l’attuale modello. Quello nuovo andremo a farlo altrove per ottimizzare i costi, ma la fabbrica di Pomigliano d’Arco non resterà sguarnita: l’abbiamo potenziata proprio perché può produrre auto più complicate della Panda”. Quindi Alfa Romeo o Jeep. A proposito di Alfa, si prefigurano due nuovi modelli per il biscione: una piccola e una grande. L’erede della Giulietta e una berlina di grandi dimensioni. Quale sarà fatta prima? “Non lo sappiamo. Abbiamo bisogno di tutte e due. decideremo poi l’ordine di uscita”. 
 
Ma invece della Giulietta si può fare un piccolo SUV. Magari derivandolo dalla Jeep Compass? Marchionne è possibilista. “Si potrebbe realizzare uno Sport Utility più piccolo della Stelvio, questo sì ma non so se un SUV può rimpiazzare completamente il mercato della Giulietta. Comunque siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto negli ultimi mesi con Alfa Romeo. Lo sforzo ha prodotti risultati importanti, ma i veri frutti li coglieremo solo dopo il 2018. Anzi li coglierà il mio successore”. Già, perché Marchionne ha ribadito che lascerà FCA al termine del piano quadriennale. Quindi a fine 2018, massimo 2019. 
 
La novità invece è che resterà come presidente Ferrari fino al 2021. È scritto nel bilancio consuntivo dell’azienda che gli ultimi bonus gli verranno pagati nel 2021 e quindi lui dovrà essere ancora nel ruolo in quella data. Quindi l’ipotesi che si faceva tempo fa, di un Marchionne che a fine carriera si concentrerà soltanto sul marchio di Maranello per accompagnarne la crescita come azienda del lusso pare aver preso corpo.
 
Tanto che parlando di Ferrari dice: “La Ferrari si deve espandere; dobbiamo potenziare la gamma, uscire dalla logica della nostra storia passata legata solo a pochi modelli sportivi. Siamo condizionati dal nostro passato. E invece dobbiamo fare altre auto. Quali non lo so ancora: certo non un SUV perché non in linea con la dinamica sportiva delle nostre auto. Dobbiamo dare ai nostri clienti una Ferrari fun to drive, divertente da guidare e un SUV, pur costruito bene, non lo consente. Neanche una quattro porte è nella nostra indole; ma certo rendere più comoda l’accessibilità ai posti dietro per una Ferrari a quattro posti veri quello sicuramente si può fare. Non so ancora quali Ferrari costruiremo nei prossimi due o tre anni, ma dobbiamo allargare la gamma con prodotti nuovi e diversi. Solo così attireremo clienti nuovi e diversi e diventeremo un vero marchio del lusso. Dobbiamo metterci in relazione con i brand del lusso come Hermes, gente che non fa automobili”. 
 
Il futuro della Ferrari è questo: non è più costruire soltanto auto di lusso, ma diventare un vero brand del lusso. Che oltre a automobili realizza altri prodotti speciali. Quali per adesso non lo sa nemmeno Marchionne. “Non saranno certo t-shirt e nemmeno motoscafi, alberghi o elicotteri”, dice. Ma qualcosa col cavallino “made in Ferrari” Marchionne se lo inventerà di sicuro. Serve per dare valore alla Ferrari in borsa e fargli fare un balzo forte nella quotazione. Ma gli serviranno alcuni anni per mettere a punto il progetto. Ecco perché Marchionne resterà a Maranello oltre la scadenza del 2018.