Trent'anni fa, a Nardò, sfrecciava un fulmine giallo a oltre 340 orari. RUF rilancia al Salone di Ginevra la formula CTR e sfoggia un progetto curato dalla A alla Z, dalla progettazione alla realizzazione. Ne verranno prodotti 30 esemplari, a partire dal 2018, una supercar che richiama lo stile della CTR del 1987 proponendo un'accoppiata unica: motore posteriore e telaio in fibra di carbonio. Sono serviti 5 anni di lavoro per svilupparlo, vestito da una carrozzeria anch'essa in fibra di carbonio. 

Anche la colorazione Yellow Bird riprende la tinta del 1987, dove, invece, l'evoluzione tecnica ha preso il sopravvento - telaio e carrozzeria a parte - è nei gruppi ottici a led, anteriori e posteriori, nell'impianto frenante, con dischi carboceramici ventilati e pinze a sei pompanti anteriormente, quattro pompanti dietro. Vanta un rapporto peso-potenza di 1,69 kg/cv, valore che pone la RUF CTR 2017 di diritto nel novero delle migliori proposte sul mercato. E' frutto di una massa contenuta in 1.200 kg e di un propulsore boxer 6 cilindri, twin-turbo, da 3.6 litri, in grado di sviluppare 710 cavalli e 880 Nm, con lubrificazione a carter secco. Velocità massima di 360 km/h, zero-cento inferiore ai 3"5, bastano meno di 9" invece per passare da 0 a 200 orari.

L'elettronica è solo un ricordo, a partire dalla trasmissione, che sceglie un cambio manuale 6 marce e un differenziale posteriore autobloccante. Le sospensioni offrono uno schema a triangoli sovrapposti con push-rod, sia davanti che dietro. Gli interni possono definirsi spartani, c'è l'essenziale: sedili in fibra di carbonio rivestiti in pelle, abitacolo con ampio utilizzo di Alcantara sulla plancia, il volante, la leva del cambio, pedaliera in alluminio e nessuna concessione a particolari che non siano strettamente funzionali alla prestazione. Una gabbia in acciaio assicura la protezione necessaria in caso di incidente, acciaio che ritroviamo anche nelle strutture di assorbimento degli urti, sia davanti che dietro.