Tutto questo per orgoglio, amore per l'ingegneria e il design da auto sportiva classica, ma anche forse per risolvere un problema non da poco. Con 444.6 km/h, l'auto di serie più veloce al mondo è oggi la Agera RS, prodotta dalla svedese e impronunciabile Koenigsegg. Achille e Demetrio Corbellati evidentemente all'italiano tengono, nonostante gli studi tecnici nel Regno Unito. Quel cognome, Corbellati, può restare negli annali a patto d'essere riusciti ad inventare una vettura che è già splendida, ma che si dimostri anche estremamente veloce. La più veloce del mondo, tando da battere ogni altro record e toccare i 500 km/h di velocità massima. Un “Missile”, appunto.

L'avvio della prima produzione in piccola serie è lontano, con un obiettivo fissato a dieci vetture ogni anno al prezzo basi di circa 2 milioni di euro ciascuna. L'appuntamento con il lago salato di Bonneville nello Utah è fissato invece nel 2019, quando sarà completata in ogni dettaglio la vettura destinata all'assalto al record. Nel frattempo, però, al Salone di Ginevra è stato entusiasmo per una favola con un possibile e veloce lieto fine.

La giovane età dei due fratelli Corbellati, sanremesi che vinono a Tenerife, non tragga in inganno. La Missile è un progetto molto ben avviato e con un approccio tecnico radicale, ma percorribile. Cominciando dalla scelta di un propulsore realizzato appositamente dalla Mercury, nota al mondo per i motori marini e che qui invece si è cimentata nella fabbricazione di un colosso a benzina da 9 litri di cilindrata con architettura V8 e sovralimentazione biturbo. Il risultato è una potenza massima di 1.800 cv, ma soprattutto una copia motrice trasferita lle ruote posteriori che tocca l'assurdo di 2.350 Nm ad appena 750 giri al minuto. Parliamo naturalmente di un propulsore con il carattere di una catapulta, abbinato ad un cambio manuale a sei marce realizzato dalla Graziano Trasmissioni di Torino, il tutto ospitato in un telaio in fibra di carbonio che abbassa il peso finale sulla soglia dei 1.500 kg.

C'è tantissima Italia nella Missile, come fosse una “nazionale” che mette in campo l'esperienza meccanica ma anche il design, con la carrozzeria che si richiama in modo molto evidente alla famiglia di Ferrari P anni 60, con linee morbide ma non per questo estremamente efficaci, con un maxi spoiler anteriore e un sistema aerodinamico molto sofisticato al posteriore che funge da alettone e contemporaneamente da aerofreno. Da Missile, ma pacifico e intelligente.