SHEFFIELD. L’orgoglio McLaren sboccia a Sheffield. Il mondo cambia, nella città che fu il centro della crisi mineraria degli anni Ottanta e della fine di un’epoca, il Marchio inglese delle supercar costruirà buona parte del suo futuro. L’abbiamo toccato da vicino al McLaren Composites Technology Centre in occasione dell’inaugurazione dell’impianto, che sarà operativo nel 2019, battezzato dalla McLaren Senna, affiancata da un bolide mitico.

Il mondo è davvero cambiato, e anche Sheffield. Dopo almeno una generazione vissuta senza lavoro, solo coi sussidi di stato, la situazione è capovolta. Il centro dello Yorkshire ospita una delle università più prestigiose e avanzate del Regno Unito, che lavora in costante sinergia con uno dei centri di ricerca più avanzati del mondo. Si tratta dell’Advanced Manufactory Research Centre, chiamato anche “Factory 2050”. Una vera e propria proiezione nel futuro, dove anche Boeing, ad esempio, ha un centro di sviluppo.

E dove è operativo l’M.C.T.C., investimento da 50 milioni di sterline. Ricerca e produzione.  Dal 2019 McLaren realizzerà  in loco le celle di carbonio per le sue supersportive. Proverà a fare tutto da sola. “Fieramente, anche se non facciamo parte di un grande gruppo”. Ha detto Mike Flewitt, Chief Exectuive del Marchio. La fibra di carbonio è una specialità di McLaren, che detiene uno speciale diritto di primogenitura. Nel 1981 la MP4/1 guidata da John Watson fu la prima monoposto di F1 a sfruttare la nuova tecnologia. E da allora tutti hanno inseguito.

Materiale di avanguardia: è una questione speciale e anche al top del mondo dell’auto. Anche Costruttori d’elite non si fanno tutto in casa. Dallara è fornitore Bugatti, Carbo Tech, azienda di Salisburgo, lo è stata per la Porsche 918 e di altri modelli del Gruppo VW. E anche di McLaren, attualmente. Orgoglio inglese, con questo upgrade la casa delle supercar britanniche, che nel 2017 ha fatto il record di vendite con 3.340 esemplari, produrrà internamente il 58% dei componenti dei suoi futuri modelli.

Madrina dell’evento è stata la già citata McLaren Senna, l’hypercar in serie limitata da 500 esemplari, già tutti venduti (a partire da 750.000 sterline), inno alla sportività più pura. Dopo una serie di burn-out nel nuovo impianto, su pneumatici Pirelli, realizzati specificamente, la Senna s’è affiancata alla MP4/5, la monoposto col numero 1, la prima da iridato, nel 1989, dell’intramontabile Ayrton. La ricerca dell’eccellenza proseguirà a Sheffield. Per adesso il top è la Senna (nome del modello P15), raffinatissima esecuzione aerodinamica e portabandiera della carbon fiber technology.

Grazie al peso limitato a 1198 kg e al V8 4 litri biturbo da 800 cavalli è un’arma da pista, omologata da strada, che non teme confronti. Nemmeno i 916 cavalli ibridi della P1, il modello delle Ultimate Series che l’ha preceduta, sarebbero in grado di tenerle testa. Questa, teniamo a precisarlo, è una nostra opinione, espressa agli uomini McLaren davanti a qualche birra, dopo la trionfale inaugurazione. Nessuna parola, ma sorrisi a trentadue denti. Orgoglio inglese, che vale più di una risposta.