Aveva 33 anni Mauro Forghieri, quando iniziò a progettare una delle vetture più famose della storia della Formula 1. Erano anni difficili per la Scuderia: l’ultimo titolo era arrivato con Surtees nel ’64 e a Maranello c’era fame di vittoria. 

La 312B debuttò nel 1970, portando in pista una rivoluzione. A partire dal motore progettato in origine per una fabbrica aeronautica americana “per poter stare nell’ala di un aereo”. I 12 cilindri orizzontali e contrapposti presentavano il vantaggio di abbassare il baricentro della vettura, ed era inoltre più compatto e leggero. Anche il telaio era nuovo, sia pure ancora del tipo semi-monoscocca formato da una struttura tubolare sulla quale sono fissati i pannelli di alluminio della carrozzeria: caratteristica anche la soluzione della trave posteriore alla quale è sospeso il gruppo propulsore, non ancora del tutto portante come sarà negli anni seguenti.

Affidata a Jacky Ickx e Clay Regazzoni la 312B avrebbe vinto quattro gran premi di quella tragica stagione (tre successi per il belga, uno per lo svizzero), segnata dalla morte di Jochen Rindt, unico pilota nella storia a cui è stato assegnato il titolo postumo. Titolo che sarebbe tornato a Maranello solo nel '75, grazie a una evoluzione della 312B e al talento di Niki Lauda, uno dei narratori del docufilm firmato da Andrea Marini, arriverà in 50 paesi del mondo e e sarà proiettato in anteprima in Italia solo il 9, 10, 11 ottobre (elenco sale su www.nexodigital.it) per raccontare su grande schermo una storia di uomini e motori, ma soprattutto una storia di passioni. 

La passione che ha spinto l’ex pilota Paolo Barilla, a voler riportare in pista la 312B, per farla gareggiare ancora una volta al Gran Premio Storico di Montecarlo. Per restaurare la vettura Barilla ha chiamato l’ingegnere Mauro Forghieri, che assieme al team di meccanici Motortecnica ha ridato vita a un’opera d’arte ingegneristica, che seppur non iridata è stata capace di cambiare la storia della Formula 1.