E' un restauro classico, quello di Carbon Motors su Jaguar 420 del 1969. Ovvero, quando l'auto d'epoca deve tornare al suo splendore originario. Operazione diversissima dalla visione di Singer, esaltante per come ha portato la Porsche 911, generazione 964, a essere una storica modernissima, con il ricorso alla fibra di carbonio e agli studi e simulazioni più avanzate sull'aerodinamica.

Carbon Motors dà nuova vita a un modello, la quattro-venti Jaguar, lanciata nel 1966 e sulla scena per tre anni appena. Berlina posizionata tra la Mark II e la Mark X, doveva rappresentare una soluzione sportiva, sviluppata partendo dal motore 4,2 litri della S-Type e con forme del frontale più decise. I 245 cavalli la posizionavano non troppo distante dai valori di potenza della E-Type, capolavoro stilistico del marchio. Riuscì nell'obiettivo di migliorare le vendite di Jaguar Mark II e S-Type, per poi cedere il passo alla XJ6 che, di fatto, venne sviluppata partendo dallo stesso propulsore e sospensioni della 420. 

Un restauro magistrale, quello di Carbon Motors. Interni totalmente rivisti nei colori, pelle rossa in luogo del beige: domina sui sedili, i pannelli delle porte e il tunnel centrale, rivestimento in pelle anche su tutta la plancia, con gli indicatori analogici incastonati su una fascia in legno, materiale che ricopre i montanti e l'arco del padiglione, ripristinato. 

Manca il confronto tra la carrozzeria prima dell'intervento e dopo. Un bicolore silver-blu con pinstriping sulla fiancata che dà assoluta eleganza e mette in rilievo le cromature.