Anno 1972. Il muro di Berlino getta ombre oscure sulla Germania divisa, simbolo di un mondo separato tra Est e Ovest. Mondi diversi che si incontrano nello sport: la Germania Ovest batte 3 a 0 l’Unione Sovietica nella finale degli Europei, mentre il russo Borzov conquista i 100 e i 200 metri nelle tragiche Olimpiadi di Monaco di Baviera.

Per celebrare i Giochi, la bavarese Bmw presenta un prototipo spettacolare, la E25 Turbo. Disegnata dal francese Paul Bracq e realizzata in due soli esemplari, rappresenta il manifesto stilistico della prima supercar progettata dal marchio. La M1. Svelata al Salone di Parigi 1978, lascia senza fiato. Bmw era un marchio famoso per berline prestazionali e lussuose ammiraglie, non certo per le super-sportive. Il design è di Giorgetto Giugiaro, il telaio dalla modenese Fratelli Marchesi, la scocca dalla concittadina TIR, in seguito al dietrofront Lamborghini in piena crisi finanziaria. la prima M1 parla, e non poco, italiano.

Il motore è invece fieramente tedesco, l’M88/1, un 6 cilindri di 3.5 litri sviluppato dalla recentemente nata divisione Motorsport, che più tardi sarebbe stato ereditato anche dalla M5. Capace di erogare ben 277 cavalli (il V8 della contemporanea Ferrari 308 GTB ne sviluppa 255), consente alla M1 di superare i 260 km/h di velocità massima, scattando da 0 a 100 orari in 5,6 secondi.  

L’intenzione del marchio è di fare della M1 una macchina vincente in pista, rubando un po’ di scena alle conterranee Mercedes e Porsche. Nasce così il monomarca ProCar Series, che nel 1979 porta in pista sulle M1 i cinque piloti di Formula 1 più veloci in qualifica. Ma soprattuto nelle competizioni Gran Turismo con il nuovo Gruppo 4 introdotto dalla FIA.

La M1 debutta sul mercato, con un prezzo tondo di 100 mila marchi per il mercato tedesco: in due anni ne vengono costruiti solo 400 esemplari stradali, cui si aggiungono i 56 per le competizioni. Diventando anche un’icona pop. Nel 1979 Andy Wharol, uno dei grandi artisti che contribuisce a creare la Bmw Art Car, sceglie di rendere la M1 un’opera d’arte. La vettura dipinta dal padre della pop art (vedi immagine in apertura), corre la 24 Ore di Le Mans 1979, cogliendo il secondo posto di categoria grazie ai piloti Winkelhock, Poulain e Mignot.

Ma anche senza il genio di Wharol la M1 merita un posto d’onore nel pantheon delle supercar. Dove forse un giorno sarà raggiunta dalla sua ultima erede, la M8 ormai pronta al debutto