L'Auvergne è la Francia del Massiccio Centrale, del Puy de Dome e di Clermond Ferrand, nota alle cronache automobilistiche per essere casa Michelin. Negli anni Trenta, in quell'area rurale, a trazione contadina, passò Pierre Jules Boulanger, vicepresidente di Citroen, ed ebbe un'illuminazione che avrebbe scritto un importante capitolo della storia dell'auto di massa.

Citroen 2CV celebra i 70 anni dalla nascita, lo fa presentandosi a Rétromobile 2018, a Parigi, con un'installazione dedicata e, soprattutto, con un prototipo della TPV del 1939. Una rarità. Oggi la chiameremmo il muletto di sviluppo, la show car nella sua proposta a un Salone dell'auto. Al tempo, tra il 1936 e il 1939, vennero realizzati 250 esemplari di preserie, da presentare al Salone di Parigi del '39: la storia scriverà altre pagine. La guerra rinviò tutto al 1948, la stragrande maggioranza dei prototipi di TPV andò distrutta e se ne contano appena poche unità recuperate negli anni. 

La carriera di Citroen 2CV conta 5,1 milioni di unità vendute tra il 1948 e il 1990, impossibile dire di tutte le declinazioni, delle versioni commerciali, dell'evoluzione dal motore bicilindrico ad aria da 345 centimetri cubici ai 602 cc del 1960, cilindrata che accompagnerà fino al 1990. Di cavalli, in realtà, ne espresse tra i 9 delle origini e i 28 del 602 cc, la sigla rimandava ai cavalli fiscali in Francia. Ma torniamo a Boulanger, all'idea di come servisse, a quei contadini dell'Auvergne, un equivalente moderno del bue a trainare il carro. La TPV, acronimo francese di Auto molto piccola, doveva rispondere alle esigenze essenziali dei contadini: essere versatile, robusta, spaziosa, ospitare fino a quattro persone, poter trasportare 50 kg di patate e offrire una copertura sopra la testa. Comoda abbastanza da poter salire a bordo con il cappello in testa. Sarebbero state le caratteristiche che avrebbero segnato il successo nel tempo. I fari? Perché adottarne due se uno era sufficiente? Nacque così il prototipo TPV, progetto di André Lefebvre. Era leggera, appena 370 kg, in grado di muoversi a 60 km/h, con sospensioni dall'escursione ampia e la trazione anteriore. I tecnicismi al tempo si tradussero in una richiesta molto immediata da parte di Boulanger a Lefebvre: la TPV doveva poter passare su un campo arato con un paniere d'uova a bordo senza romperle.

Con la guerra alle spalle, arrivò il 1948, l'avvio della produzione e il successo spalmato su 42 anni di storia. C'è ancora un tassello da inserire, tra la Citroen TPV - Tres Petite Voiture e la Citroen 2CV di serie. La mano di Flaminio Bertoni, che al prototipo smussò i tratti più aspri e portò alla sintesi stilistica della Deuché. Era il 1945.

Al Salone di Parigi del 1948 arriverà la prima mondiale della 2CV. Non sarà solo automobile-icona, celebrata ancora oggi, ma darà vita anche alla Mehari, vent'anni più tardi. Tra le spiaggine entrate nell'immaginario collettivo, la Mehari diverrà modello popolare, sebbene con volumi di vendita nemmeno lontanamente paragonabili alla 2CV (appena 145 mila Mehari prodotte in varie declinazioni). Giocherà con le stesse carte della semplicità costruttiva della 2CV, in altre forme, fatte della carrozzeria in ABS, ad esempio. Colorata e sbarazzina, celebra a Rétromobile i 50 anni dal debutto.