Mezzo secolo di Mehari. Poche settimane fa è stata presentata la speciale art car che raccontava in chiave contemporanea il mito della spiaggina. In questi giorni Mehari compie cinquanta anni, una cifra tonda – che valeva, almeno un tempo, due generazioni piene, da nonno a nipote – e significativa. Fu presentata infatti nel Sessantotto, l’anno della contestazione giovanile (per approfondire non perdete il servizio sul nuovo numero di Auto).

Prodotta per quasi un ventennio in 45.000 esemplari e ora rinata con la nuova versione elettrica, nacque su un principio originale e intrigante. La carrozzeria era stata pensata  su un telaio in ABS (Acrilonitrile Butadiene Stirene), un materiale plastico rigido, in grado di assorbire urti anche consistenti senza rompersi. Nel contempo facilmente plasmabile, resistente. E soprattutto poteva essere colorato con tinte lucide e brillanti.

L’idea venne a Roland Paulze d'Ivoy de la Poype. Roland era detto il “marchese”, il babbo Xavier “il conte”, un agronomo, colonnello nella riserva dell’esercito francese. Roland a diciannove anni, si arruolò in aeronautica come allievo pilota, conseguendo il brevetto di volo a tempo di record nel febbraio del 1940.  Il padre modrì al fronte durante l’invasione tedesca, Roland riuscì a riparare in Gran Bretagna, aggregato 602° Squadrone “City of Glasgow” della RAF, equipaggiato con i leggendari caccia Supermarine Spitfire. Nel 1942 de la Poype conquisterò la sua prima vittoria, abbattendo un Messerschmitt BF 109. Poi fu trasferito in Russia, dove ottenne ben 16 successi.

Finita la guerra e di nuovo in Francia nel 1947 diventò un industriale della plastica. Con la sua azienda, la Société d'études et d'applications des brevets (SEAB). Tra i clienti c’era Citroën e lo stesso “marchese” usava le furgonette del Marchio per la sua azienda. Dopo un incidente  a un dipendente ebbe l’intuizione di costruire lui stesso una carrozzeria, ovviamente in plastica.

Nacque così la Méhari, la prima della stirpe, che De la Poype presentò personalmente a Pierre Bercot, presidente e direttore generale di Citroën, che rispose semplicemente “interessante, la commercializzeremo”.

Le prime venti vetture (più qualcun’altra) vennero prodotte dalla SEAB e furono otto di queste a calcare il terreno dei campi da golf di Deauville il 16 maggio del ‘68, giorno della presentazione.

Perché l’ABS.  Per migliorare il polistirolo, nel secondo dopoguerra fu messa a punto una nuova molecola nota come ABS, sigla per Acrilonitrile Butadiene Stirene, che univa alla rigidità del polistirolo la capacità di assorbire urti anche consistenti senza rompersi. Grazie alla sua bassa temperatura di fusione, di poco superiore ai 100 gradi, è facilmente plasmabile. Citroën l’aveva già adottato per la costruzione, tra l’altro, dei tetti dei modelli ID e DS, rimpiazzando la vetroresina, più difficile da trattare e molto più fragile. Un’altra importante caratteristica dell’ABS è la facilità con cui può essere colorato. Un esempio sono i mitici mattoncini LEGO.

La carrozzeria della Méhari nasceva così, dall’intuizione di un industriale che immaginò un telaio Citroën, su cui montare dei tubi di sostegno (leggeri) ed un rivestimento esterno, la carrozzeria, fatto di pannelli facilmente rimpiazzabili, colorati nella massa in sede di fusione con tinte brillanti e resistenti, difficile da rompere (assorbiva urti notevoli) e facile da riparare. Un’auto buona per per andare in spiaggia en plein air ma anche per viaggiare in città grazie a una copertura in tela. Resistente: ecco il nome Mehari, quello di una razza di cammelli da corsa e da combattimento.