Ventotto anni fa, il 27 luglio 1990, la parola fine sulla storia epica di Citroen 2CV. Settant’anni, oggi, da quando apparve sulla scena, prodotto di serie, diremmo, dopo una lunga fase di sviluppo, avviata nel 1935 sulle esigenze della Francia contadina, per la quale l’auto era ancora oggetto misterioso e, certo, fuori dalle possibilità economiche.

L'Auvergne è la Francia del Massiccio Centrale, del Puy de Dome e di Clermond Ferrand, nota alle cronache automobilistiche per essere casa Michelin. Negli anni Trenta, in quell'area rurale, a trazione contadina, Pierre Jules Boulanger sedeva sulla poltrona che fu di André Citroen, da vicepresidente dell'azienda. Un’indagine di marcato condotta in tutto il paese tratteggiò l’identikit del veicolo che il marchio non poteva non produrre. Economica, robusta, pratica, versatile, essenziale. Toute Petite Voiture: piccolissima. Vi lavorò il responsabile del progetto André Lefebvre, adottando con soluzioni a dir poco spartane.

L’avviamento a manovella o a corda, il singolo faro, il cambio 3 marce. Tutte scelte ridiscusse dopo il 1945, con l’intervento di Flaminio Bertoni a smussare dei tratti diventati, nel tempo, troppo spartane. Non l'apertura sdoppiata dei finestrini anteriori, con la metà inferiore a ribalta, verso l'alto. Tutt'altro che un vezzo, una necessità: la TPV non aveva le frecce e l'apertura sul finestrino serviva a sporgere il braccio e indicare la svolta.

Citroen 2CV celebra i 70 anni dalla nascita, molti di più da quando i 250 muletti di sviluppo, realizzati tra il 1936 e il 1939, iniziarono i test. Gli oltre 3,8 milioni prodotti, l’ultimo nel 1990 in Portogallo, nell’impianto Citroen di Mangualde, non sono di un’unica 2CV. Declinazioni varie, dalle versioni commerciali alla Sahara 4x4, con due motori, adottata dal corpo forestale francese, da Total nei raid in nord Africa alla ricerca di aree di estrazione del petrolio, finanche dai reali del Belgio, che commissionarono l’esemplare Sahara numero 695, a produzione ufficialmente conclusa: venne prodotto in Olanda.

Dal motore si partì con un bicilindrico ad aria da 345 centimetri cubici per arrivare ai 602 cc del 1960, cilindrata che accompagnerà fino al 1990. Di cavalli, in realtà, ne espresse tra i 9 delle origini e i 28 del 602 cc, la sigla rimandava ai cavalli fiscali in Francia.

Ma torniamo a Boulanger, all'idea di come servisse, a quei contadini dell'Auvergne, un equivalente moderno del bue a trainare il carro. La TPV, acronimo francese di Auto molto piccola, doveva rispondere alle esigenze essenziali dei contadini: essere versatile, robusta, spaziosa, ospitare fino a quattro persone, poter trasportare 50 kg di patate e offrire una copertura sopra la testa. Comoda abbastanza da poter salire a bordo con il cappello in testa.

Sarebbero state le caratteristiche che avrebbero segnato il successo nel tempo. 2CV era leggera, appena 370 kg, in grado di muoversi a 60 km/h, con sospensioni dall'escursione ampia e la trazione anteriore. I tecnicismi al tempo si tradussero in una richiesta molto immediata da parte di Boulanger a Lefebvre: la TPV doveva poter passare su un campo arato con un paniere d'uova a bordo senza romperle.

Un passato che continua a rilanciarsi, come con la flotta di Citroen 2CV trasformate in auto elettriche, per un'esperienza tra vintage e moderno di visita della Ville Lumiere.