L’auto elettrica di Apple si è fermata, ma il lavoro sul software che avrebbe dovuto farla funzionare, andrà probabilmente avanti. L’indiscrezione sullo stop della Apple Car viene dal Wall Street Journal e dal New York Times, solitamente bene informati nell’ambito tecnologico-finanziario. Non c’è una dichiarazione ufficiale di stop al progetto in questo senso da parte del gigante di Cupertino, ma d’altronde Apple non aveva nemmeno mai esplicitamente ammesso di stare lavorando a un’automobile elettrica a guida autonoma.

Ma perché Apple ha interrotto quello che era noto come “progetto Titan”? Probabilmente perché si è resa conto che l’impresa era troppo complessa da perseguire in tempi brevi così com’era stata ambiziosamente immaginata. Ovvero portare sulle strade entro il 2020 una Apple Car marciante a guida completamente autonoma. Sia Volkswagen che BMW che Mercedes, quelli più avanti di tutti, nel 2020 metteranno in strada auto elettriche convenzionali e ipotizzano il 2025 come data per una vera auto a guida autonoma. Apple che è partita dopo tutti quanti, difficilmente avrebbe potuto bruciare le tappe. Anche investendo miliardi.

Dell’ambizioso progetto di Apple per presentare una vettura completamente elettrica e a guida autonoma si era cominciato a parlare un paio d’anni fa. Quando qualcuno, spulciando tra le voci di bilancio, scoprì che in pochi anni era più che triplicato l’investimento in ricerca e sviluppo di Apple passato da 3 a 10 miliardi di dollari. Troppi davvero per costruire soltanto una nuova generazione di iPhone e di iPad. Quei numeri nascondevano un progetto molto più complesso e costoso.

Dopo qualche tempo si è saputo che Apple aveva rilevato capannoni in California, vicino alla cittadina di Sunnyvale, e anche un circuito di test per automobili. Nello stesso tempo erano partiti i reclutamenti di tecnici specializzati non in informatica, ma in ingegneria automobilistica. Provenienti da Tesla, VW e altre aziende delle quattro ruote. Non ci è voluto molto a fare due più due e si è capito che Apple stava lavorando in gran segreto al progetto di un’automobile completa, elettrica ovviamente, e a guida autonoma. A che altro sarebbero serviti sennò capannoni lontani da Cupertino e un circuito di prova?

Per Apple costruire un'auto a guida autonoma non era soltanto la risposta a Google, che prima di lei aveva già cominciato a realizzare un’automobile, ma soprattutto il tentativo di trovare un nuovo campo in cui il suo know how tecnologico avrebbe potuto fare la differenza per costruire un prodotto rivoluzionario. Sia nei contenuti tecnici che nell’utilizzo. Reinventare l’automobile come Apple aveva fatto dieci anni fa con i telefoni.

Come sarebbe dovuta essere la AppleCar? Eddie Cue, che di Apple è uno dei vicepresidenti ma siede anche nel consiglio di amministrazione Ferrari, aveva confidato a pochi amici italiani che l’ambizione era progettare un’auto che rompesse completamente con la tradizione. Ripetendo, con il Progetto Titan, la stessa rivoluzione che aveva portato con l’iPhone nel campo della telefonia. Quando aveva abolito i tasti e trasformato un apparecchio telefonico in un computer mobile a tutto schermo perennemente connesso a internet e comandato tramite uno schermo touch.

Conoscendo il gusto per l'innovazione di Cupertino, possiamo immaginarla così: un’auto senza volante né pedali, che si comanda a gesti o con i comandi vocali di Siri, attraverso i sistemi di intelligenza artificiale installati nei server di Apple e connessi alla AppleCar in 5G.

Il progetto Titan però a un certo punto è entrato in crisi perché le complicazioni da risolvere erano diventate troppe. E poi Apple ha competenza in fatto di software e tecnologia, ma non nella parte meccanica di un’automobile: telaio, sterzo, sospensioni. E non possiede nemmeno le fabbriche adatte. L’iPhone viene assemblato in Cina su il progetto Apple, ma l’automobile non era certo possibile produrla in outsorcing come i telefonini. Non è uno scherzo fare auto, come ha scoperto a proprie spese Tesla che ha dovuto impratichirsi per anni montando il proprio motore elettrico e le batterie su una meccanica Lotus Elise, e poi è stata costretta a comprarsi un’intera fabbrica Toyota per poter costruire la Tesla S per intero.

A un certo punto, la scorsa primavera Apple ha sostituito il capo del progetto Titan richiamando dalla pensione Bob Mansfield, uno dei direttori tecnici storici di Apple che fu dietro ai progetti dei Mac e dei primi iPhone. Uno specialista di hardware, guarda caso, non di software. Ma nemmeno lui è riuscito a far ripartire con successo il Progetto Titan.

Apple si è scontrata con l’inevitabile realtà: reinventare l’automobile non è così semplice come con i telefoni. Specie se i tuoi avversari non si chiamano Nokia o Blackberry come capitò col primo iPhone, ma sono industrie agguerrite con un forte know how nella ricerca avanzata come Audi, BMW, Mercedes. E abituate a investire molti soldi.

Il Progetto Titan però non sparirà del tutto. Apple porterà avanti lo sviluppo del software di gestione dell’automobile. La cosa che sa fare meglio. Lasciando perdere la costruzione dell’hardware, cioé dell’automobile vera e propria. Probabilmente cercherà di accordarsi con le industrie auto per equipaggiare Audi, BMW, Mercedes e chi lo vorrà con un avanzatissimo software di controllo e gestione delle funzionalità di guida autonoma dell’auto. Quello che per i costruttori di automobili è più ostico da sviluppare perché estraneo alla loro cultura tecnica.

È più o meno quello che Apple ha già fatto nell’infotainment delle auto con il sistema Apple Car Play. Solo che il software Titan, o come si chiamerà un giorno, controllerà la guida vera e propria dell’automobile e non soltanto musica, sms o mappe di bordo. Perché in fondo l’obiettivo di Cupertino è fare in modo che le automobili del futuro abbiano un sistema operativo Apple a bordo per estendere il proprio ecosistema nel mondo oltre PC, telefoni e tv. Così nel 2020 dopo l’iOS sugli iPhone e il MacOS sui computer, avremo anche il CarOS sulle auto.