Siamo alle solite. In Italia le cose giuste non si fanno per tempo e con misura, affrontando i problemi nella fase embrionale, salvo poi accelerare improvvisamente quando le implicazioni diventano imbarazzanti. Dal punto di vista sociale e, spesso, politico. Così facendo, si salva la faccia e/o il consenso ma, magari, si perde per strada qualche pezzo.

Il Codice della Strada, così com’è oggi, prevede già pene pecuniarie e non solo per chi guida maneggiando il cellulare e per no se telefona o messaggia mentre è fermo al “rosso”: da 161 a 647 euro di ammenda e -5 dal monte punti della patente. Se poi, nel giro di un biennio, il telefonista compulsivo e impenitente si fa beccare una seconda volta, scatta il ritiro della patente da uno a tre mesi.

L’ACI, però, sostiene che, nel nostro Paese, tre incidenti su quattro (e parliamo solo di quelli che provocano almeno un ferito) sono imputabili alla distrazione in genere e, sebbene non siano disponibili dati più speci ci (anche su questo siamo indietro), alcuni studi elaborati da enti informati sui fatti stimano che circa il 20% di questi incidenti sono provocati proprio dall’uso scriteriato del telefonino.

L’atavica refrattarietà degli italiani alle norme, no a quando non restano “scottati”, ha una responsabilità importante in questa situazione, ma è anche vero che n qui i controlli sono stati blandi. Del resto, per elevare una contravvenzione a chi guida col cellulare in mano occorre coglierlo in agrante e contestargli l’infrazione “in diretta”, a meno che non sussistano condizioni evidenti di pericolo che lo impediscano o che non entrino in gioco quei rilevatori sofisticati di ultima generazione che riescono a fotografarvi anche con le dita nel naso.

Nel 2016 gli automobilisti multati per aver fatto uso del cellulare al volante sono stati circa un quindicesimo di quelli colti a infrangere i limiti di velocità. Così adesso, di fronte alla casistica raccapricciante di quello che succede quando si “twitta”, si “chatta”, si “whatsappa”, ci si “selfa” o si fa una qualsiasi altra cosa a portata di uno smartphone e descrivibile con un neologismo improbabile, scatta la necessità di una mossa ad effetto immediato.

E quando verrà approvato il Decreto Ministeriale discusso entro maggio, la patente verrà sospesa già alla prima infrazione. Se si può essere critici su modalità e tempistiche, il provvedimento va accolto con soddisfazione, perché ciò che giova alla sicurezza deve essere considerato buono e giusto. La speranza, però, è che il Codice, per coerenza, affronti per tempo anche i problemi legati alle altre nuove tecnologie che si stanno affermando, senza aspettare che i loro effetti collaterali diventino troppo pesanti.

Ad esempio è indispensabile imporre alle case automobilistiche l’uniformità nei comandi dei navigatori satellitari e dei sistemi di infotainment e di ausilio alla guida. Perché se è vero che entrare in sintonia con i comandi dell’auto posseduta non è dif cile, è altrettanto vero che l’affermazione sempre più ampia di carsharing, noleggio a breve/medio termine e così via renderanno sempre più frequente la necessità di adattarsi a vetture diverse e questo deve poter avvenire senza comportare distrazioni dalla guida che potrebbero essere fatali