Tra le definizioni di “eroe” dell'enciclopedia Treccani troviamo: “uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti”. E Klaus Rath merita di entrare nell'Olimpo dei preparatori. Anche solo per l'abnegazione con cui ha allevato la propria Bestia, un investimento costato 2 mila ore di lavoro in 14 anni e 100 mila euro.

Il baffuto tedesco, in passato pilota di stock car, fin dalla gioventù sognava di possedere un'Audi quattro. La capostipite della stirpe integrale dei Quattro anelli. Entrata nella storia del Mondiale Rally grazie ai successi di Mikkola, Mouton e Blomqvist. Ne aveva trovato un esemplare del 1981, purtroppo fuori dalla sua portata. Fino a quando, dopo aver gravemente danneggiato il motore, il proprietario non si è deciso a cedergliela.

Rath ha dedicato alla macchina cure paterne, fino a trasformarla in Das Beast. Non è stato un processo facile, né un percorso diretto. Klaus ha completamente ricostruito il corpo vettura in fibra di carbonio, intervenendo radicalmente sul motore, spingendo ogni elemento all'estremo. Il cinque cilindri 2.2 litri è stato portato a 550 cavalli, ma non era abbastanza. Così la bestia è stata pompata fino a raggiungere numeri da supercar: 750 cv e 900 Nm di coppia, capace di raggiungere i 286 km/h di velocità massima durante i test al Salzburgring.

Troppa grazia per essere confinate alle gite domenicali. Klaus ha dunque iniziato a gareggiare nella Histo-Cup, serie austriaca riservata alle vetture costruite tra il 1951 e il 1981. Le prime volte gli altri piloti, appoggiati alle loro Porsche e sportive americane coi loro grossi V8 sovralimentati. Poi Das Beast ha iniziato a sparare fiammate dagli scarichi e i sorrisi sono scomparsi.