Presentazione

Forse definirlo passaggio epocale sarà eccessivo, ma resta il fatto che siamo di fronte alla prima BMW convertita alla formula coupé- cabriolet. Non due vetture in una, come dicono tanti, ma un diverso approccio alla cabriolet quattro posti, utilizzando una soluzione tecnica che il mercato ha mostrato di apprezzare in maniera particolare. Anche se alla BMW preferiscono parlare di Serie 3 cabrio tout court e definire il tetto “hard top mobile”. Denominazioni a parte, occorre riconoscere alla Casa di essere riuscita in un esercizio non facile: aggiungere il tetto retrattile senza snaturare la linea della cabrio. Che si presenta più pulita che mai: visivamente sembra portare addosso ben più dei 6 cm di lunghezza che la separano dalla berlina, tanto snella è la sua fiancata. In pratica la Cabrio è stata ridisegnata per intero: riprende dalla Coupé il volume anteriore, con il lungo cofano e il piccolo sbalzo, per dipanarsi di lì in poi secondo linee tutte sue, capaci di conferirle una particolare eleganza. Indipendentemente dal fatto che il tetto sia aperto o meno: nel primo caso, alla forma sinuosa e allungata del fianco si accompagna una realizzazione altrettanto elegante della zona che contorna l'abitacolo; nel secondo, la presenza del padiglione non provoca gli squilibri stilistici cui ci hanno abituato altre CC. E soprattutto, la Casa bavarese è riuscita a trovar modo di alloggiare il tetto “impacchettato” nel bagagliaio senza gonfiare a dismisura una coda che, anzi, si presenta in perfetto equilibrio con il resto dell'immagine. Un risultato stilisticamente attraente, che merita il generoso equipaggiamento dell'allestimento Futura (il più ricco dei tre previsti dalla BMW) presente sulla vettura in prova, in compagnia di un classico qual è il sei cilindri turbodiesel da 231 cavalli.