Presentazione

A Wolfsburg – ossia la Torino della Volkswagen - stanno lavorando alacremente all'installazione di una scultura lunga 10 metri e pesante 10 tonnellate dedicata alla GTI che, comunque, al di là della deriva autoreferenziale di Herr Winterkorn e compagnia, merita davvero un monumento per il ruolo avuto nell'affermazione e nel consolidamento dell'immagine Golf.

Dal 1976 — solo di GTI — ne sono state vendute 2 milioni che, per un modello di nicchia, è già un risultato da leccarsi i baffi e pure le basette, ma sarebbe bello quantificare anche l'enormità del numero di coloro che hanno comprato una delle restanti 28 milioni di Golf “normali” proprio perché suggestionati dal modello più iconico e aspirazionale della gamma.

Viene anche un po' da ridere ripensando che, alla faccia del pragmatismo e dell'integrità “deutsch”, la prima GTI è nata quasi all'insaputa dal “board” VW per iniziativa di un manipolo di dipendenti di varia estrazione – i sigg. Hablitzel, Horntrich, Konrad, Löwenberg e Schwittlinsky, in rigido ordine alfabetico – che ne assemblarono un prototipo a tempo perso e, più che altro, per la loro libidine personale. Il che ci porta a sperare che se un momento di follia improvvisatrice tedesca ha prodotto questo risultato, anche l'estemporaneità e l'estro sistematico di noi italiani possa un giorno dare frutti proporzionali. Però questo è un altro discorso.

Il nuovo modello, in vendita da maggio, è figlio della Golf 7 che, negli equilibri e nella leggerezza delle forme, ricorda la Golf 4: la più elegante di sempre, insieme con la prima, purissima, edizione. Gli interventi estetici esterni sono sempre i pochi teorizzati dal manuale del “bon ton” GTI: l'imprescindibile guarnitura rossa anteriore, i cerchi specifici, lo spoiler pronunciato sopra il portellone, un diverso trattamento della parte bassa dei paraurti (con prese d'aria sottolineate davanti e due terminali di scarico dietro), le pinze freno rosse e poco altro.

L'assetto ribassato di 15 mm dà la sfumatura finale, ma non ci sono stravolgimenti rispetto alla fisionomia standard: un bene, perché non intacca quella coerenza tra una versione e l'altra che, insieme con i “link” tra le varie generazioni, hanno fatto la fortuna delle Golf questo modello. Per qualcuno potrebbe risultare eccessivo perfino lo “stacco” dei dettagli rossi, neutralizzabile acquistando la GTI in completa livrea rossa. Le alternative sono il bianco perlato della “nostra” auto (che, però, costa un sacco), il bianco normale, il nero e l'inevitabile grigio grafite. E la caratterizzazione estrema concessa per l'esterno, cioè i cerchi da 19” (sempre con pneumatici 225) al posto di quelli da 18”, ci pare addirittura eccessiva, a prescindere dalle ricadute sul comportamento stradale.