Presentazione

Alfa 4C, prova su strada

Wembley, Inghilterra-Italia 0-1, mentre nell'immaginario collettivo il ragionier Fantozzi è al cinema con le 18 bobine in bianco e nero de “La corazzata Potiomkin”.

Stavolta il risultato è altrettanto storico rispetto a 40 anni fa (esattamente 40 da quel match di Wembley, che coincidenza...). L'Alfa giocando fuoricasa, cioè in pista, batte, anche in questo caso di strettissima misura, la Lotus, che tra i cordoli è a casa sua. Anzi, di più: se quella nazionale vinse con l'italianissimo “catenaccio”, la 4C mette sotto la Exige S Roadster, provata da Auto, interpretando meglio il britannicissimo concetto del “poco peso e potenza quanto basta”.

Di italiano, in tutto questo, ci sono però furbizia e senso dell'opportunità, perché un progetto costato relativamente poco — partito da una base già pensata dall'ingegnere “da corsa” Gian Paolo Dallara e imperniato sulla produzione in “outsourcing” dei telai in carbonio — sta dando risultati di immagine impagabili in tutto il mondo.

Ma la 4C non è affatto un'auto per molti e non solo perché ne verranno costruite 3500 all'anno, delle quali solo 1000 resteranno in Italia. Sono sicuramente molti di più quelli che, ogni dodici mesi, potrebbero scaricare 53 mila euro e spicci (a salire) sulla scrivania di un concessionario Alfa, ma quanti poi sarebbero capaci di usarla e apprezzarla nel modo giusto?