Presentazione

"Non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese, nel suo rotondo andare” dice Giulietta, quella letteraria, al suo Romeo. Che probabilmente, da uomo, avrebbe espresso lo stesso concetto con un “non dire gatto se non ce l'hai nel sacco”, alla Trapattoni.

E non giurare sul “rotondo andare” dei piani industriali di Marchionne presentati fin qui — per l'Alfa ma non solo — è proprio quello che abbiamo fatto, precauzionalmente, negli ultimi tempi. Ma la storia forse cambierà. Pare che ci sia in arrivo roba davvero grossa per il “Biscione”, sia dal punto di vista tecnico (trazione posteriore, motori Ferrari), sia della penetrazione di mercato (berline, station, Suv e crossover di taglie varie).

Se ne saprà di più in aprile, quando saranno presentati Fiat Chrylser Automobiles. Di quella che potrebbe essere l'erede della Giulietta, però, finora si è spettegolato pochissimo, segno che la versione attuale dovrà tirare il carro Alfa ancora per un po'. Come, del resto, sta facendo da parecchio tempo, visto che le sue vendite sono superiori di circa due terzi rispetto a quelle della MiTo, l'unico altro prodotto Alfa.

Evidentemente a Torino hanno fiducia nelle possibilità di questo modello di reggere il mercato ancora per un po' così com'è, tanto è vero che l' “upgrade” per il 2014 è stato decisamente contenuto. All'esterno gli unici dettagli che permettono — a chi possiede uno spirito di osservazione non comune — di identificare il modello aggiornato, sono le cornici cromate dei fendinebbia inseriti nelle prese d'aria anteriori e la sparizione del segmento orizzontale superiore dello scudetto che, così, dà più continuità alle nervature che “muovono” il cofano.

Il catalogo delle personalizzazioni prevede poi tre nuovi colori (perla, blu e bronzo) e altrettante introduzioni nel catalogo dei cerchi in lega. Certo l'avvento della Giulietta Model Year 2014 non deve aver mandato fuori controllo il “monte ore” degli straordinari al centro stile Alfa, bisogna però riconoscere che la vettura conserva la presenza scenica che ha avuto fin dagli esordi. L'aspetto muscoloso regge disinvoltamente il passare degli anni (saranno quattro a maggio), le proporzioni aggressive esprimono lo spirito Alfa, il muso rimane identificabile senza incertezze e se non si può dire altrettanto della coda è solo perché, nel frattempo, c'è chi ha provato a imitarla (leggi Toyota Auris e Mazda3).

Dentro, invece, ci si imbatte in qualche novità estetica in più, come l'inserto in alluminio sul volante ma, soprattutto, il nuovo design della zona centrale della plancia, perché il display del sistema di infotainment è ora integrato nel pannello principale ed è stato adottato il più moderno Uconnect che, nella configurazione più essenziale (di serie su tutte a partire dall'allestimento di secondo livello Progression) comprende schermo touch da 5”, lettore CD/Mp3, prese Usb e Aux in, vivavoce Bluetooth e comandi vocali. Mentre l'upgrade, a richiesta e montato sulla vettura del servizio, prevede schermo da 6”5, navigatore con mappe 3D e lettore per SD card.

E poi c'è il nuovo 2 litri turbodiesel da 150 cv, oggetto di questa prova, che va ad inserirsi subito sotto la versione top da 170 cv. Ma che, come vedremo, non va affatto considerato un fratello minore.