Presentazione

C'era una volta la Serie 1 Coupé. E c'è ancora, però adesso si chiama Serie 2 Coupé, perché la BMW ha deciso di affibbiare la numerazione pari alle variazioni sul tema più estroverse, come coupé a due o quattro porte, cabrio, monovolume e chissà che altro. Probabilmente con l'intendimento di caratterizzare in modo più netto le svariate linee di prodotto.

O, forse, dicono i maligni, per moltiplicare i modelli e alimentare la “grandeur” della famiglia Quandt e degli azionisti di minoranza della Casa di Monaco. Certo è che orientarsi all'interno di una concessionaria BMW diventa un'impresa sempre più titanica, complici anche le sigle delle vetture che, ormai da tempo, non sono più indicative delle cilindrate ma scandiscono i livelli di potenza secondo un algoritmo che probabilmente è noto solo nei piani alti di Riesenfeldstraße 7.

Tra le poche eccezioni c'è la 220d che, banalmente, ha davvero un duemila turbodiesel ed è, col senno di poi, la versione più azzeccata della famiglia. Nel 2007, la prima Serie 1 Coupé aveva fatto un po' sorridere, per lo meno alle nostre latitudini, per la linea démodé che sembrava dedicata a quelli che guidano “col cappello”. Salvo poi guadagnare una ragguardevole dose di “ignoranza” e una più evidente ragione d'essere nelle versioni risintonizzate esteticamente — e tecnicamente con la 1 M — dalla Motorsport.

Sotto questo aspetto la Serie 2 è tutta un'altra cosa: l'aumento di lunghezza, larghezza e passo ha permesso di ottenere una linea più morbida, elegante e coerente con le altre coupé BMW. Il che, sulla carta, sarebbe da considerare un bel risultato, se non fosse per il rischio dell'effetto “voglio ma non posso” nei confronti della più fisicata e bellissima Serie 4, che costa circa 7 mila euro in più a parità di motore e allestimento.