Interni

 

Grande rigore e ripostigli come se piovesse

Non sarà la più fresca nello stile, la plancia della Yeti. Il navigatore, soprattutto, è vecchio nella grafica. Però la razionalità dei comandi non si discute. E la quantità e praticità dei portaoggetti fa impallidire qualsiasi rivale: uno sopra la consolle, uno davanti al cambio, due portabicchieri sul tunnel, uno spazio dentro al bracciolo, il cassetto destro, ampie tasche su tutte e quattro le porte che possono contenere, davanti, bottiglie da 1,5 litri. E persino un cassetto sotto il sedile destro.

Hai voluto la bicicletta? Caricala...

Il sedile del passeggero ripiegabile a libro (optional) permette l’occasionale trasporto anche di una bici oltre che di carichi lunghi. è invece di serie il divano frazionato 40/20/40, con le tre sedute scorrevoli e regolabili individualmente nell’inclinazione. Abbassando solo la parte centrale chi siede ai lati ha a disposizone poggiabraccia e portabottiglie. Sul tunnel centrale sono presenti le uscite del clima per chi viaggia dietro. L’abitabilità e ottima sulle due file di sedili: molto lo spazio soprattutto in altezza. Agevole l’accesso ai posti dietro grazie all’ampio angolo di apertura delle porte. I più bassi tuttavia devono un po’ arrampicarsi...

Feticismo del dettaglio

La striscia gialla che sbuca da sotto il sedile di guida è il giubbotto riflettente: sulla Yeti c’è un’apposita tasca per contenerlo e averlo sempre a portata di mano. Sono quelle piccole attenzioni che fanno la differenza. Un’altra è la linguetta a lato del parabrezza. Certo: ce l’hanno anche le Volvo. Però sulle Volvo c’è solo quella e serve anche per metterci il biglietto dell’autostrada. Qui il biglietto lo metti nel parasole (più pratico) e la linguetta la usi per “stendere” bene il talloncino del parcometro. Vogliamo continuare? Continuiamo: la luce del vano bagagli (sulla destra, qui accanto) è in realtà una torcetta sfilabile da portarsi in giro. Saranno dettagli, ma per “vivere” le auto questi dettagli servono. E molto.