Scheda tecnica

Come già nel caso della Superb, che abbiamo provato su Auto, anche stavolta non vi faremo la solita solfa sul pianale modulare MQB del Gruppo Volkswagen.

Per la disarmante ragione che la Yeti, progettata nella seconda metà del decennio scorso, è ancora figlia — tecnicamente parlando — della piattaforma PQ35: quella, per capirci, di Golf 5 e 6, del Maggiolino, della Tiguan, della Passat, della stessa Superb. Tra le varie possibilità di collegamenti al retrotreno la Yeti 4x4 adotta, invece del ponte torcente, un più complesso multilink a quattro bracci.

A proposito di 4x4, si tratta di un grande classico del Gruppo VW: un sistema on demand a inserimento automatico con frizione Haldex. La distribuzione della coppia può andare da un massimo del 96% all’avantreno fino al 90% dietro. Sotto il cofano c’è il più piccolo dei diesel abbinabili, sulla Yeti, all’integrale: il 2.0 common rail da 110 cv (esistono anche il 140 e il 170 cavalli). A differenza di quel che succede nei due step di potenza maggiori, coi quali c’è anche il DSG, qui il menu per il cambio è fisso: solo il manuale a sei marce.