Presentazione

Loro — gli inglesi — sono sempre convinti di avere il copyright dell'automobile. Così come del football, delle scarpe da uomo, della musica pop e di un sacco di altre cose. E, per logica conseguenza, la stampa automobilistica britannica tende a porre al di sopra di ogni sospetto le vetture col vessillo locale.

Che, per inciso, sono egregiamente progettate e costruite grazie a fior investimenti in rupie, euro, dollari, riyal, ringgit e via discorrendo. Ma, nonostante tutto, perfino gli scriventi inglesi definiscono l'aspetto della XFR-S “overblown”, cioè eccessivo. E come dargli torto? Prese d'aria cavernose e diffuse, cerchi oversize contornati da pneumatici a spalla ipotrofica, labbri aerodinamici da cheiloplastica estrema ed estrattore “carbon look” con parata di scarichi tipo batteria antimissile.

Tutto questo, in effetti, un po' a pugni con l'idea di sobrietà anglosassone che alberga nell'immaginario collettivo. E, grazie al cielo, la XFR-S della nostra prova non montava l'ala posteriore in carbonio — una squisitezza da 2.360 euro supplementari —che è francamente difficile da collocare in un'atmosfera inglese che non sia quella del RAC. Sarà anche per questo, forse, che nella gamma colori della XFR-S non viene neppure considerato il canonico “British Racing Green”, mentre il bellissimo rosso metallizzato della vettura provata è catalogato come “Italian Racing Red” e l'azzurro intenso che è stato il colore di lancio dell'auto — e da noi viene proposto come Ultra Blue – su alcuni mercati diventa “French Racing Blue”.

Ma la XFR-S non vuole certo blandire gli aficionados di lungo corso della Jaguar né, tantomeno, punta a numeri di vendita statisticamente rilevanti: il suo obiettivo è quello di farsi notare, di mostrare al mondo che il “gattone” è anche altro rispetto a quanto visto fin qui e può incattivirsi a dismisura. Insomma: un manifesto di quanto è fattibile oggi, in attesa di sviluppi futuri, sicuramente ancora più succosi.

Senza contare che questa variante R-S si è palesata ufficialmente solo lo scorso anno, addirittura un lustro dopo il debutto della famiglia XF, quando la concorrenza tedesca da sempre riempie i listini di berline RS (Audi), M (BMW) e AMG (Mercedes). Ma, insomma, bisogna da qualche parte bisognava pur cominciare e - noblesse oblige - a quel punto tanto valeva iniziare senza guardare in faccia a nessuno e, addirittura, sdegnando la politica di prezzi aggressiva che di solito si adotta per farsi spazio nei mercati già in equilibrio e, magari, prossimi alla saturazione. La XFR-S, infatti, oltre a costare maledettamente tanto in assoluto, è anche più cara delle equivalenti e consolidate Mercedes E63 e BMW M5, mentre prospetta un risparmio quasi insignificante rispetto all'Audi RS6 che, però, è solo Avant e ha le quattro ruote motrici.

Considerato tutto, riteniamo che chi desiderasse una super XF, avrebbe già di che leccarsi i baffi con la versione R, che ha lo stesso titanico V8 sovralimentato, seppure plafonato a 510 cv, e, soprattutto, un look arrabbiato quanto basta per far capire che non è roba da flotta aziendale ma che non cozza contro l'aplomb Jaguar. E che costa 15 mila euro senza infliggere rinunce sanguinose in fatto di allestimento, anche se ha il limitatore a 250 e non a 300 come la R-S. Che, invece, è l'esagerazione, l'oltraggio, la Jaguar che va sopra le righe e che, anche se perde per strada qualche decimo di secondo rispetto alle “crucche”, fa più spettacolo di loro. E quando indulge alle ruote fumanti o a un sovrasterzo, sembra farlo più legittimamente. Quasi per espletare un dovere, più che per soddisfare una perversione.