Presentazione

È l'ultima arrivata nel settore delle crossover: si tratta della Insignia Country Tourer, proposta firmata Opel in quella nicchia nata grazie a Volvo e Audi — con le rispettive Cross Country e Allroad — e seguita poi da tantissimi altri costruttori che non hanno negato ai propri modelli una variante “off roadizzata”.

Parliamo infatti di quelle vetture che, pur senza risultare vere e proprie Suv, presentano alcune caratterizzazioni che le rendono molto meno banali delle station wagon di derivazione. Insomma, tutt'altro che vere e proprie off-road, puntano un po' di più sull'aspetto “sport” e sulla guidabilità, ma senza rinunciare alla parte “utility”. Per questo motivo derivano dalle station wagon alle quali viene imposto un assetto leggermente rialzato più qualche dettaglio di stampo fuoristradistico.

Lo stesso percorso è stato seguito appunto dalla Country Tourer della Opel, che deriva direttamente dalla Insignia Sports Tourer normale, fatte salve un paio di personalizzazioni che la rendono qualcosa di più di un semplice allestimento aggiuntivo. A rendere più “avventurosa” la Country Tourer contribuiscono visivamente i riporti al profilo inferiore della carrozzeria: dunque i lati inferiori dei paraurti “irrobustiti” a mo' di paracolpi (ed effettivamente una protezione in acciaio c'è, sotto al motore) si aggiungono ai rivestimenti di tutto il perimetro basso e in particolare dei passaruota. Oltre ai cerchi specifici da 18 pollici, a distinguere esteticamente la CT della SW d'origine vi è anche il doppio scarico posteriore.

Per il resto, vengono ripresi in tutto e per tutto i medesimi elementi esterni delle Sports Tourer normali, con i fendinebbia qui previsti di serie mentre i fari diurni a Led e quelli posteriori sempre a Led (presenti sulla vettura fotografata e provata) fanno parte di pacchetti optional. Se la Country Tourer — come le sue omologhe — può permettersi di affrontare giusto una strada bianca come massima tendenza off-road, nondimeno un utilizzo “campagnolo” o montano rientrano fra le più che verosimili destinazioni d'uso: in questo senso è dunque opportuna la presenza della trazione integrale variabile elettronicamente. Che nel caso della vettura oggetto della prova è associata meccanicamente alla più potente unità motrice disponibile sul mercato italiano, vale a dire quel CDTI 2.0 diesel che grazie al doppio turbocompressore sequenziale è in grado di erogare 195 cavalli, quando l'altro turbodiesel normale di pari cubatura ne offre 163.