Presentazione

Probabilmente, ai coreani, Tivoli sortisce lo stesso esotico effetto che sboccia in noi italiani quando sentiamo nominare, chessò, Bentley Azure o Ferrari California. Questo nome, Ssangyong, l'ha scelto infatti per sottolineare il filo conduttore che lega il suo nuovo crossover di segmento B, la Tivoli appunto, con la città laziale celebre in tutto il mondo per il suo stile e le sue bellezze. E ci sta.

Perché questo modello, per il marchio coreano, rappresenta il vero punto di svolta, non solo stilisticamente parlando se si pensa ad alcune perle non propriamente eccelse come la controversa monovolume Rodius di qualche anno fa. Ma quella ormai è storia. E la Tivoli rappresenta il primo modello nato sotto una nuova luce, quella che si è accesa dopo le vicissitudini che hanno visto Ssangyong sfiorare la bancarotta (nel 2009), ma che ora paiono superate dopo la recente acquisizione del marchio da parte del colosso indiano Mahindra, che su questo progetto crede e ha investito 280 milioni di euro per renderlo realtà.

ECCOLA QUI, dunque, la nuova compatta su cui Ssangyong conta di rinascere. La definiscono un crossover, perché difatti le sembianze sono una riuscita miscellanea fra quelle classiche di una due volumi compatta a cinque porte (è lunga 4,2 metri e larga 1,8) e i tratti distintivi di un Suv, come l'assetto leggermente rialzato (167 mm l'altezza da terra) e le protezioni plastiche su archi ruota e paraurti. E tutto sommato il risultato è accattivante, specie in questa versione top di gamma battezzata BE (al di sotto ci sono la GO e la base Start) che monta addirittura ruote da 18 pollici capaci di enfatizzarne l'aspetto.

TOLTA LA VERSIONE d'accesso Start, proposta soltanto con il 1.6 a benzina da 128 cv a 15.950 euro, il resto della gamma permette di scegliere qualsiasi combinazione di motore e trasmissione senza troppi vincoli, come invece spesso accade. Sia il 1.6 a benzina — che è disponibile anche bi-fuel a GPL — sia il 1.6 turbodiesel 115 cv, nascono a trazione anteriore e con cambio manuale, ma a richiesta è possibile avere la trazione integrale e il cambio automatico (1.800 euro ciascuno), tutti e due assieme oppure separatamente.

Un po' meno flessibile, invece, la scelta degli optional. Perché a parte la doppia scelta di trasmissione, il navigatore e il metallizzato che possono essere acquistati singolarmente, tutto il resto è all'interno di pacchetti che peraltro sono riservati unicamente alla versione top di gamma BE. Risultano convenienti, certo, ma sono pur sempre un vincolo: della serie che se ti interessano i proiettori allo xeno, devi per forza sorbirti il tetto apribile e gli interni in pelle e spendere 1.900 euro. Comunque, per avere un'idea del posizionamento della Tivoli, la 1.6 turbodiesel in allestimento BE del nostro test, al netto degli optional costa 21.350 euro.

Una volta a bordo, la sensazione è quella di avere a che fare con un abitacolo accogliente: la posizione di guida è dominante, c'è ariosità in ogni direzione e anche dietro si sta molto bene, sia con le gambe che con la testa. Anche il baule è piuttosto capiente (423 litri), ma non bisogna attendersi colpi di testa in fatto di praticità e finiture. Per arrivare al piano di carico occorre superare un battivaligia alto e pronunciato, i passaruota sono un po' ingombranti e quando gli schienali vengono reclinati (al 40/60) c'è un evidente scalino. I rivestimenti, poi, sono piuttosto economici. Come del resto le plastiche impiegate per la plancia. Ma nonostante ciò la Tivoli ha il pregio di non risultare una vettura povera al tatto o alla vista, perché gli assemblaggi sono invece ben curati e si apprezzano alcune attenzioni come ad esempio la presenza di fondelli nei portaoggetti del tunnel centrale.

SU STRADA la Tivoli infonde fiducia e si lascia condurre con piacere, almeno se non si hanno velleità sportiveggianti o da lunghi viaggi. Il 1.6 turbodiesel spinge bene, il cambio automatico assolve il suo dovere e l'assetto ha una tartura morbida che favorisce il confort, unitamente a una insonorizzazione più che discreta. Migliorabili invece lo sterzo elettrico, dal feeling non eccelso, e la frenata che risulta un po' lunga.