Presentazione

Se ti battezzano Giorgetto, non sei tenuto a cambiare nome quando cresci e cominci a disegnare automobili. Né sei obbligato a correggere l’Antonino della carta d’identità solo perché diventi Professore Emerito di Fisica Superiore o l’Angelino del passaporto se ti nominano Ministro dell’Interno. Ne consegue che una Mini ha il diritto/dovere di continuare a chiamarsi Mini anche quando raggiunge le dimensioni di una Golf.

  • 226,9 km/h Velocità Massima  Km/h
  • 36,0 m Spazio di frenata  A 100 Km/h-m
  • 6”97 Accelerazione  Da 0 a 100 Km/h-s
  • 27”50 Accelerazione  Da 0 a 1000 m-s
  • 13,658 Consumo  in Autostrada - Km/l
  • 10,128 Consumo  Urbano Km/l
  • 5”05 Ripresa  Da 80 a 120Km/h IN D
  • - Giro di pista  Langhe

Né bisogna fingersi sorpresi di questa maturazione: la scalata dimensionale del marchio britannico è cominciata da un bel po’ e la strategia a breve termine è diventata chiarissima nel 2011 quando, dopo aver erotizzato i puristi del brand con i 3 metri e mezzo della concept Rocketman, mamma Bmw ha detto «abbiamo scherzato: tenetevi la Countryman e siate felici». Voci di corridoio, per la verità, ora sostengono che da quel prototipo tascabile potrebbe nascere qualcosa verso il 2019 ma, per il momento, la realtà Mini è incarnata proprio da questa Clubman oversize che, a detta dei vertici dell’Azienda, la dice lunga sugli scenari futuri dal Marchio.

E se la logica storica qua e là vacilla, quella commerciale è saldissima: più le auto sono piccole, minori sono i margini di guadagno e la vendibilità fuori dall’Europa, mentre il cosiddetto segmento C, a detta degli analisti, è destinato a un “boom” planetario, quindi ben venga la Clubman, che con i suoi 4,25 metri si mette addirittura in concorrenza con la cugina di primo grado Bmw Serie 1.

RISPETTO al modello precedente è più lunga di 27 cm, più larga di 9 e ha il passo ampliato di 10. Adesso due adulti che viaggiano dietro non rischiano più l’anchilosi ossea, sul divanetto è legalmente possibile accomodarsi in tre e ci si può andare in vacanza portandosi appresso qualcosa di più di un paio di corredi da “oba oba”.

DEFINIRLA station wagon in senso stretto è un po’ ottimistico e si correrebbe anche il rischio di indisporre uomini e donne del reparto comunicazione di Mini, che tradizionalmente prediligono accezioni meno prosaiche (loro preferirebbero “shooting brake”), ma è indubbio che con un volume di carico utile oscillante tra 350 e 1250 litri le possibilità di sfruttamento sono aumentate in modo esponenziale e diventano equiparabili a quelle di una berlina compatta.

GRAZIE AL CIELO, è stata abbandonata la stravaganza dell’accessibilità laterale asimmetrica. Adesso di portiere ne compaiono due per lato (non più solo a destra) e tutte sono di dimensioni umane e apribili separatamente, mentre la fedeltà allo schema originale ha imposto il mantenimento dell’apertura posteriore a doppio battente e la serie di piccole scomodità conseguenti (visibilità posteriore ostacolata dal montante centrale, apertura difficoltosa se un simpaticone parcheggia il suo suv troppo vicino e così via), ma niente a cui non ci si possa adattare. Comunque, per semplificare la vita, le due ante vengono spalancate automaticamente da molle quando le si sblocca dalle maniglie o dal telecomando (oppure, se si paga la relativa opzione, sfiorando col piede il sensore sotto il paraurti).

La chiusura, invece, avviene secondo consuetudine, anche perché motorizzare due battenti avrebbe comportato complicazioni e costi irragionevoli perfino per una Mini. Certo, a chi ha ridisegnato l’auto bisogna riconoscere il merito di aver mantenuto stile e proporzioni del modello giubilato e le implicazioni della nuova corporatura si percepiscono fino in fondo solo all’atto del rogito di un box più grande rispetto a quello dove “fino a ieri ci stava tutto”. Per la verità, dal cliché Clubman si allontana drasticamente la fanaleria posteriore, che ora si sviluppa in orizzontale ed è ridondante di cromature e giochi luminosi, ma sulla Fifth Avenue, in Tverskaya Street o su viale Wangfujing sicuramente piacerà di più così.

PER AVERE una nuova Clubman bisogna spendere almeno 22.300 euro, mentre il precedente accesso alla gamma stava sotto i 20 mila, e da qui in poi tutto diventa lecito, a meno che non si viva in un monastero tibetano, lontani dall’allettamento di mode e tendenze. La versione Cooper S Hype del servizio, che è la più potente ma non la più esosa della famiglia, nuda e cruda costa 31.600 euro e nell’allestimento che apprezzate nelle foto supera di slancio i 46mila. Diciamo comunque che senza strafare in potenza e allestimento, ma evitando di passare per quelli che “vorrebbero ma proprio non possono”, per averne una occorre impegnarsi per almeno 30mila euro.