Presentazione

Evoluzione in tre lettere: GTS. Così BMW (ri)elabora il potenziale della coupé M4 e lo sublima ad un livello tale per cui sia necessario girare in tuta e casco anziché giacca e cravatta. La storia che si ripete, perché i neofiti del marchio  già conoscono questa sigla. Ovviamente non si trattava di una M4, bensì di una M3, ma l'acronimo GTS era già alla ribalta delle cronache motoristiche. Correva l'anno 2010, e la vettura si presentava come diretta evoluzione della versione CSL. Più leggera di 125 kg rispetto alla M3 di serie, era equipaggiata con una variante potenziata del celebre V8. Grazie ad un aumento della corsa dei cilindri, la cubatura passava da 4 a 4,4 litri. E la cavalleria saliva a quota 450 cv. Numeri a parte, la digressione storica ci insegna che mettere mano ai modelli M, realizzandone versione più estreme, altro non è che un'insolita routine del reparto sportivo BMW. La prima fu la M3 Evolution (E30) del 1988, che solo due anni dopo venne scalzata dalla M3 Sport Evolution. Entrambe erano equipaggiate con il quattro cilindri in linea. Ma la prima aveva una cubatura di 2.300 cc e la seconda di 2.500 cc.

Nel 1995 arriva la M3 GT (E36). La seconda edizione della coupé firmata M venne costruita in sole 350 unità. Il sei cilindri in linea aveva una cilindrata di 2.990 cc e portava in dote alcune specifiche che di li a breve sarebbero state lo standard sulla generazione successiva: quella dei mitici 3,2 litri. Cambia il nome in codice, E46, ma non la volontà di stupire con un'edizione speciale. Così nel 2003 debutta la M3 CSL, modello che apre la strade all'uso della plastica rinforzata con fibra di carbonio (CFRP). Il 2010 è l'anno della GTS (E92) di cui sopra, che nel 2011 sarà poi affiancata dalla versione CRT, però meno estrema della sorella.