Presentazione

E' strana, la foto qui sopra. Ma non per il giochino di Photoshop che ci ha permesso di mostrarvi il motore schiarendo il cofano. Perché vi stiamo per parlare di due monovolume, e invece di immortalare la solita famigliola felice che carica bagagli, cani e gabbietta del canarino e se ne va in vacanza, la buttiamo sui motori. Appunto. La notizia di questo test è tutta qua: sono due MPV non più di primo pelo (la Meriva ha quattro anni e un restyling, la Verso cinque e due lifting) che stanno cercando di rifarsi una verginità grazie a nuovi contenuti in sala macchine. E che contenuti.

La Opel inaugura qui sopra progettati a Torino in GM Powertrain con un'eccellente potenza specifica (136 cavalli, su un millesei...) ed emissioni minime (è già Euro6): manda finalmente in soffitta il vetusto 1.7 che ancora risaliva alle Isuzu dei primi anni ‘90 e, nella parte bassa della gamma, farà sparire anche il 1.3 che poi era il Multijet della Fiat.

A parità di cilindrata, la Toyota apparentemente ha numeri meno vistosi: solo 112 cavalli (il 18% in meno), solo Euro5. Se però vi diciamo che il suo quattro cilindri — a seguito di un accordo industriale tra i due Gruppi — lo produce una certa BMW e che, alla prova degli strumenti, va (un bel po') di meno ma si accontenta anche di meno carburante, la faccenda inizia a farsi interessante. E la partita bella tirata fino all'ultimo. A voler essere proprio pignoli, queste due macchine non sono proprio sovrapponibili.

La Meriva è una B-MPV, in teoria una monovolume piccola, della categoria della C3 Picasso o se preferite della B-Max; la Verso sta invece un gradino più su, più in zona Zafira (tanto per citare un'altra Opel) che Meriva, che comunque nascono sullo stesso pianale: non a caso, la giapponese ha un passo molto più disteso (14 cm di differenza), è più lunga di 16 cm, ha sette posti — di serie — invece di cinque. E sportelli normalissimi, quando invece la tedesca ha quella trovata, originale, divertente ma all'atto pratico non poi così utile, delle porte posteriori Flexdoors che si aprono controvento.

Tutto peraltro si chiama con qualcosa che incomincia per “Flex”, sulla Meriva: il divano FlexSpace (ripreso addiritura dalla prima generazione del 2003) si allarga o si restringe come l'A14 all'altezza di Bologna, altro giochino tanto coreografico che però, nella vita di tutti i giorni, si sfrutta francamente poco. E più o meno lo stesso ci sentiamo di concludere del FlexTrail, il portaoggetti scorrevole su binari nella zona centrale tra i sedili. Tuttavia queste sottigliezze, al di là del fatto che non sono svarioni clamorosi, avrebbe avuto senso “pesarle” dieci anni fa.

Oggi, in un mercato trasversale che rimesta carte e certezze, mettere uno contro l'altro questi due modelli è perfettamente legittimo. Anche perché poi, nonostante il successo dei crossover le abbiano messe apparentemente in ombra, a noi italiani le monovolume piacciono ancora: nel 2011 rappresentavano (piccole, medie e grandi assieme) l'11,1% del totale consegne, nel 2012 l'11,4%, l'anno scorso il 12,2% e nel primo trimestre di quest'anno il 12,1%. Ok che in tutto questo fervore c'è lo zampino della 500L pigliatutto, ma l'interesse, per esserci c'è. Bene hanno fatto, dunque, Opel e Toyota, a darsi una spruzzata di freschezza. La Meriva, al suo primo ritocchino, è quasi indistinguibile da prima: listelli della calandra, cornici dei fendinebbia, ottiche dei fanali, cerchi in lega. I cambiamenti “grossi” (tutto è relativo) la Verso li aveva già avuti l'anno scorso, con il restyling che ne aveva adeguato il frontale a quelli di Yaris e Auris.