Presentazione

L’ha voluta a tutti i costi Marchionne un’Alfa Romeo in formato Suv.

Un passaggio che però non ha intaccato le aspettative dei puristi del marchio italiano, così come quelle di chi non vuole rinunciare alla sportività in favore dello spazio. Perché Stelvio sa coniugare entrambe le esigenze, esaltando le qualità dinamiche messe in mostra da Giulia, ma all’interno di un contenitore che la rende fruibile per una fetta di pubblico più ampia. Già, il pubblico, vero responsabile di questa escalation di Sport Utility Vehicle che alimentato senza misura il mercato. Ma Stelvio gioca la carta della guidabilità sopra tutto e sopra tutti, aprendo la strada ad un nuovo modo di intendere i Suv. Proponendosi ad una clientela fatta da persone che vantano una formazione di auto sportive. 

QUI è lo spazio la vera risorsa. Spazio che si traduce in volume per il vano bagagli (525 litri) e in un abitabilità che non costringe le gambe dei passeggeri posteriori. Un particolare che potrebbe sembrare poco, ma che spesso vale molto più di tanti ammennicoli in tema multimedialità. Uno scotto che però Stelvio paga al dettaglio, essendo sprovvista ad esempio di Apple CarPlay e Android Auto. Il fatto di aver celebrato sin dalla nascita il piacere di guida ha messo in secondo piano (almeno al momento), tutta quella serie di “questioni” che invece toccano l’apparato d’infotainment.

UN AMBITO che su Stelvio, per quanto semplice ed intuitivo nel suo funzionamento, rimane un po’ povero di funzionalità. Lo stesso dicasi per tutta quella serie di sistemi di ausilio alla guida. Probabilmente poco inclini all’alfista puro e duro, ma necessari per un confronto alla pari con le tedesche. Così, a parte il cruise control adattativo (1200 euro), e il sistema di frenata predittiva, accompagnato dal Lane Departure Warning e dal Blind Spot Monitoring, non c’è nulla che possa far pregustare un eventuale scenario autonomo. Vero è che il coinvolgimento alla guida è tale da soprassedere certe cose, ma il ragionamento non vale se la questione si analizza in modo razionale. Come le tedesche vanta invece una lista di accessori degna di nota. Lista che, nel caso specifico, ha fatto balzare il prezzo di listino di 54.000 euro ad oltre 63.000 euro. Un gap di circa 10.000 euro che va tenuto in considerazione. Va altrettanto detto che l’Alfa Romeo Stelvio non necessita di alcuna alchimia ingegneristica per rendere la vettura performante e divertente, perché non ha bisogno di essere “truccata”. Una pratica cheinvece coinvolge più da vicino la concorrenza, che di serie non offre quasi mai l’assetto migliore.

E POI CI SONO pure i consumi del 2,2 litri turbodiesel ad alimentare i punti a favore del Suv Alfa. Gli oltre 14 km al litro rilevati come media sono un buon risultato. Risultato che deve tenere conto sia dell’aerodinamica di una vettura a baricentro alto e di un peso rilevato superiore ai 1700 kg. E non è da escludere che con un piede ancora più vellutato del nostro si possa fare meglio.

Basta non farsi ammaliare dal selettore dell’Alfa DNA, i cui passaggi sono ben marcati da una risposta diversa del gruppo motopropulsore, rendendo non solo il turbodiesel piacevolmente più aggressivo, ma pure le cambiate più incisive e decise. Il problema è semmai resistere dalla tentazione di viaggiare sempre nella modalità più sportiva.

L’AERODINAMICA non agevola il confort di marcia lungo i tratti autostradali, dove a partire dai 130 km/h, si palesa la presenza di un fastidioso rumore generato dai fruscii. Peccato, perché il lavoro dell’impianto audio è di assoluto livello, considerato il fatto che sia disponibile di serie la radio digitale DAB. Certo è che se fosse solo per la guida, l’Alfa Romeo Stelvio potrebbe essere il Suv (quasi) perfetto.