01/2010
La nostra prova: Skoda Yeti, adorabile SUV
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PROVA COMPLETA
| Velocità: |
185,600 km/h |
| Frenata: |
a 100km/h 37,800 m |
| Accelerazione: |
0-100km/h: 10″16 0-1000m: 31″79
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| Consumo: |
autostrada: 13,406 km/l urbano: 11,640 km/l
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| Ripresa: |
da 80 a 120km/h in VI 13”33 |
| Giro di pista: |
3’21”69 |
E così anche il leggendario uomo delle nevi trova la sua consacrazione nel mondo cosiddetto civile, donando il proprio nome al nuovo SUV compatto formato Skoda. Denominazione in verità assai originale, che fa sorridere e suscita simpatia. Quel che più conta, tuttavia, è che questo modello permette alla marca dell’orbita Volkswagen di allargare i propri confini al di fuori delle categorie d’automobile classiche, puntando a sviluppare un’identità più giovane e trasversale sulla falsariga della filosofia già tratteggiata dalla monospazio Roomster.
Proprio con la monovolume, la Yeti condivide in realtà più di un richiamo estetico: la voce più evidente riguarda la conformazione piuttosto squadrata della carrozzeria, con particolare riferimento al disegno del tetto. Rispetto alla categoria di riferimento, invece, la Yeti gioca la carta della compattezza, in special modo in relazione all’ingombro longitudinale: non soltanto contenuto entro la soglia dei quattro metri e mezzo che vanno per la maggiore, ma addirittura ben ancorato alla misura inferiore: appena 4,22 metri (lo stesso ambito di azione di rivali quali Nissan Qashqai o Toyota Rav4) che, combinato, alla larghezza piuttosto generosa (1,79 m) contribuisce in maniera assai solida a conferire alla vettura un aspetto piuttosto singolare. Seppur piacevole: il design è infatti originale e non manca di armonia, con il frontale caratterizzato da una certa imponenza – in rilievo mascherina, gruppi ottici e gran cofano con nervature in vista – che fa da contraltare allo sviluppo del tetto.
Il fattore “esotico”, vale a dire la rispondenza al mondo delle fuoristrada, è invece evidenziato dai voluminosi archi passaruota con “luce” generosa, mentre l’altezza minima da terra fissata in 18 cm è più che sufficiente al disimpegno su fondi naturali non particolarmente impegnativi, cui si estende la fruibilità della vettura. Si annuncia invece ai massimi livelli la protezione passiva, con la costruzione assai solida e rigida che ha consentito di ottenere il massimo punteggio nei crash test Euro NCAP secondo la normativa più severa introdotta all’inizio del 2009.
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