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Dazi USA, il do ut des per l'accordo al 15% e le reazioni dell'industria auto

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 28 luglio 2025, 15:41
Dopo quattro mesi di trattative, minacce di rialzi sui dazi e concessioni sul commercio di beni (i servizi statunitensi non sono mai stati scalfiti da ipotesi di controdazi europei o tassazione), l’Europa ha ottenuto un accordo con gli Stati Uniti. Non è certo il migliore degli accordi ma disinnesca l’entrata in vigore dei dazi al 30% sui prodotti europei, paventata da Trump a partire da agosto.
Con un’attenzione particolare sul settore auto, il 15% negoziato dall’Unione Europea ricalca le percentuali dell’accordo discusso tra USA e Giappone, mentre il Regno Unito ha ottenuto una soglia del 10% ma su una quota limite di veicoli esportabili negli Stati Uniti. È “un” accordo, che riduce l’impatto sull’industria dell’auto rispetto al 27,5% esistente dallo scorso aprile - oltre ai dazi sulla componentistica, al momento non menzionata dalle prime indicazioni successive all'accordo di domenica -. Resta, però, lontanissimo dal 2,5% applicato prima della politica trumpiana dei dazi commerciali sul settore auto europeo.
Investimenti e acquisti europei negli USA
Le concessioni fatte agli USA, in cambio dei dazi al 15% anziché al 30%, spaziano dall’acquisto di gas naturale liquefatto da rigassificare una volta sbarcato nei porti europei, fino all’acquisto di chip statunitensi per i progetti di intelligenza artificiale. Ancora, 600 miliardi di dollari in investimenti dell’Europa - attraverso soggetti privati - negli USA, 750 miliardi di dollari in acquisti di energia. Restano da discutere i dazi sugli alcolici e individuare un diverso accordo su acciaio e alluminio, che restano soggetti ai dazi del 50% per la produzione europea esportata negli Stati Uniti.
Numerosi settori di libero scambio e dazi 0
L’accordo tra due partner commerciali che annualmente scambiano un volume di affari pari a 1.700 miliardi di dollari, su un mercato da 800 milioni di consumatori, porta l’export di automobili, microchip e prodotti del settore farmaceutico al 15%; sono “a zero”, invece, i dazi sulla produzione e vendita di aerei e componenti, su alcuni farmaci generici, prodotti chimici, prodotti agricoli, risorse naturali, materie prime e apparecchiature per la produzione di semiconduttori.
L’accordo dà alle multinazionali una certezza di scenario, sebbene preveda un incremento dei costi rispetto agli scambi commerciali di soli 6 mesi fa, antecedenti il round di dazi applicato da aprile.
Non è l'accordo migliore ma pesa l'alternativa
“Fermiamoci un attimo e consideriamo un’alternativa”, dice il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, in questi mesi la figura di interlocuzione, con la squadra di tecnici europei, con gli Stati Uniti. “Una guerra commerciale può sembrare attraente per alcuni, ma comporta gravi conseguenze. Con un dazio di almeno il 30%, il nostro commercio transatlantico si fermerebbe di fatto, mettendo a rischio quasi cinque milioni di posti di lavoro, compresi quelli delle PMI.
Le nostre imprese ci hanno mandato un messaggio unanime: evitare l'escalation e lavorare a una soluzione che dia sollievo immediato. Apprezzo che diversi gruppi imprenditoriali abbiano accolto con favore i contorni dell’accordo. Il senso di stabilità e le prospettive di collaborazione strategica sono rafforzate dal fatto che l'accordo riguarda non solo le attuali tariffe reciproche e settoriali elevate, ma anche le prossime tariffe su prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname”.
Volkswagen e l'industria auto tedesca attendono i dettagli
Le prime reazioni dell’industri automobilistica registra le parole del gruppo Volkswagen, che “saluta l‘accordo tra UE e USA sulla disputa dei dazi e la relativa sicurezza di programmazione che ne deriva per l’industria automobilistica europea. Ci aspettiamo che i dettagli dell’accordo vengano finalizzati e comunicati nel prossimo futuro. Appena avremo i contenuti esatti dell’accordo li esamineremo e valuteremo con attenzione”.
Già, perché la stretta di mano von der Leyen-Trump in Scozia suggella un accordo che va firmato nelle carte, che approfondiranno tutti i particolari del nuovo regime di scambi commerciali.
Secondo le analisi fatte da Bloomberg, un accordo al 15% sui dazi aiuta i costruttori europei fino a 4 miliardi di euro iscritti a bilancio. L’associazione dei costruttori di auto tedeschi, VDA, ha commentato - con le parole della presidente Hildegard Mueller - come “la soglia del 15% dei dazi USA sui prodotti dell’industria auto costerà alle compagnie tedesche miliardi di dollari all’anno. Adesso il fattore decisivo sarà come verrà strutturato, in termini concreti, l’accordo e quanto sarà affidabile”.
L'intesa al 15% resta comunque un fardello sui prezzi di listino delle auto prodotte in Europa ed esportate negli USA. Quanto riusciranno ad assorbire le case costruttrici (anche con politiche di prezzo su altri mercati globali?), quanto verrà scaricato sui consumatori statunitensi, saranno i temi dei prossimi mesi con, sullo sfondo, l’ottimizzazione dei siti produttivi e lo spostamento negli USA dei modelli più richiesti e oggi esportati dagli stabilimenti europei.
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