Denza Z9, una cinese per il Presidente nel nuovo film di Sorrentino

In "La Grazia" il Presidente delle Repubblica viaggia sulla berlina elettrica cinese che diventa segno narrativo di un potere istituzionale in trasformazione
Denza Z9, una cinese per il Presidente nel nuovo film di Sorrentino

Francesco ForniFrancesco Forni

Pubblicato il 16 dicembre 2025, 09:55

Il cinema registra mutamenti profondi attraverso dettagli silenziosi. La Grazia, nuova opera di Paolo Sorrentino, affida a un’automobile il compito di raccontare un cambio culturale europeo.

Il film arriva nelle sale dal 15 gennaio 2026, dopo anteprime tra fine dicembre e inizio gennaio. L’opera apre l’82esima Mostra del Cinema di Venezia.

Al centro della narrazione emerge Mariano De Santis, Presidente della Repubblica al termine del mandato. Il personaggio, interpretato da Toni Servillo, affronta una decisione morale complessa.

Il racconto politico si costruisce attraverso simboli materiali. Tra questi, l’auto presidenziale assume un ruolo inatteso, capace di suggerire trasformazioni istituzionali e industriali.

Denza Z9 tra potere e rappresentazione

Colpo di scena, il Presidente non utilizza berline storiche italiane. La scelta ricade su Denza Z9, automobile elettrica di fascia alta prodotta dal Marchio premium creato da BYD.

La rottura iconografica risulta evidente. Le auto di Stato hanno narrato decenni di industria nazionale e relazioni economiche consolidate.

Denza propone una lettura diversa del lusso istituzionale. Silenzio di marcia, isolamento acustico e sistemi di assistenza definiscono un ambiente protetto.

La produzione sottolinea qualità funzionali legate a comfort e sicurezza. L’auto diventa spazio schermato, distante dal rumore esterno e dal clamore politico.

Cinema e industria automobilistica europea

La presenza di un’auto cinese intercetta tensioni reali. L’industria europea vive una fase di transizione segnata dal percorso verso la elettrificazione e da una forte competizione globale.

I Costruttori asiatici avanzano, è un dato di fatto.. L’oggetto industriale diventa chiave di lettura del presente europeo. Il cinema osserva e restituisce: un tema interessante, anche se non sembra che tale capovolgimento potrà arrivare a medio termine.

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