Filosa, Made in Europe realistico: oltre al 70:70, rinviare le batterie con celle europee

Sul tema dell'auto con il 70% dei componenti fatti in Europa, l'a.d. Stellantis ha sottolineato la necessità di un piano realistico e da attuare rapidamente
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Filosa, Made in Europe realistico: oltre al 70:70, rinviare le batterie con celle europee
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Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 17 giugno 2026, 15:55

Impegno in Italia e non solo, tra i punti presentati da Antonio Filosa nel corso dell’audizione parlamentare a Montecitorio, dove ha introdotto l’impegno del Gruppo Stellantis sugli stabilimenti italiani e ricordato il contesto normativo europeo col quale l’industria dell’auto deve fare i conti. Oltre al quadro di un mercato che rispetto al 2019 ha perso quasi 3 milioni di veicoli immatricolati ogni anno, volumi che Filosa ha sottolineato come non si preveda vengano recuperati nel breve termine.

“In Europa le decisioni prese hanno un impatto significativo sulla nostra industria. Noi costruttori siamo pressati tra i vincoli della domanda e dell’offerta, pensati in un contesto molto diverso rispetto a oggi, che rispettiamo ma pensiamo vadano ripensati per garantire la crescita. Nella prospettiva italiana ci sono tre priorità su cui puntare: veicoli commerciali leggeri, il segmento delle auto piccole, il sostegno attivo del Made in Europe”, ha commentato l’a.d..

Regole sulle E-Car da attuare in fretta

Pomigliano d’Arco realizzerà almeno due modelli della categoria E-Car, le vetture omologate M1E e in un segmento allineato alla specializzazione e storia di Fiat e della domanda del mercato italiano, concentrata su modelli citycar e utilitarie. “Sulle auto piccole, segmento che caratterizza da sempre il mercato auto in Italia, è importante definire al più presto le norme che le possano valorizzare. La possibilità che gli vengano riconosciuti i supercrediti va nella direzione che ci auspichiamo. Supercrediti riconosciuti nel calcolo delle emissioni medie di CO2 per ciascun Gruppo automobilistico, con ogni vettura E-Car venduta che verrà conteggiata come 1,3 veicoli nel calcolo delle emissioni medie e il raggiungimento degli obiettivi fissati verso il 2030.

Auto Made in Europa un'occasione da cogliere con realismo

Quanto alla produzione Made in Europe, più ampia rispetto al tema E-Car poiché non è limitata a un solo segmento di mercato (auto sotto i 4,20 metri di lunghezza) né vincolo di prezzo (meno di 20.000 euro), fissa il requisito minimo del 70% di componentistica realizzata in Europa. Filosa ha avanzato la richiesta di modifiche all’impianto regolamentare in fase di discussione. “Sul made in Europe, è un’opportunità che non possiamo perdere. È un primo importante strumento per una politica industriale europea che rafforzi l’industria e per proteggere i milioni di posti di lavoro. La sua attuazione deve essere basata sul concetto di premialità e va rivista la tempistica prevista per installare batterie prodotte in Europa. Prevedere la produzione di celle in Europa dopo il 2030 ci sembra realistico e fattibile. Il Made in Europe ci auspichiamo possa essere attuato il prima possibile. Dobbiamo impegnarci con un’unica voce italiana e con altri Stati membri, una normativa europea che supporti le piccole auto e i veicoli commerciali leggeri”. Un tema sul quale le voci di diversi Gruppi automobilistici vorrebbero incentivi a localizzare la produzione nei 27 Stati membri, oltre ad aprire a eccezioni di fornitura di componenti con altri Paesi, vedi Regno Unito e Turchia.

 

 

Sempre intorno al contenuto minimo di componentistica prodotta in Europa perché un’auto possa essere definita Made in Europe, la proposta di Stellantis insieme a Renault e Volkswagen, indirizzata al legislatore europeo, è di prevedere un rapporto 70:70. Ovvero, l’obbligo per il 70% della produzione venduta in Europa di avere il 70% di componenti realizzati nei 27 Stati membri.

Ricordiamo come il “bollino” Made in Europe abbia grande importanza, in base a quanto previsto dall’Industrial Accelerator Act della Commissione, poiché dà priorità a tali veicoli nell’accesso agli appalti pubblici di fornitura di veicoli e all’accesso a incentivi all’acquisto definiti dagli Stati membri. Oltre a rappresentare un vincolo nella composizione delle flotte.

 

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