Volkswagen, il Qatar blocca l'accordo con Israele per l'Iron Dome?

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 13 luglio 2026, 14:27
Il Future Plan 2030 Volkswagen ha indicato la necessità di ridurre ulteriormente i costi di una produzione in Germania troppo cara, insostenibile nel contesto industriale dell'auto odierno e che, alla luce del taglio ulteriore del volume di auto prodotte - 9 milioni verso il 2030 contro i 10 milioni dello scorso anno e 12 milioni della fase pre-Covid-19 - vedrà accentuarsi il problema della sovraccapacità produttiva degli stabilimenti.
Uno degli impianti sui quali la decisione della riconversione è impellente è il sito di Osnabruck, dove si produce attualmente la T-Roc Cabrio, modello a fine ciclo vitale nel 2027 e produzione di piccoli volumi. Come altre case automobilistiche europee, vedi il caso Renault che produrrà droni per la Difesa francese, Volkswagen guarda alla riconversione dei propri siti in fabbriche di produzione per sistemi bellici.
Trattative per fare pezzi dell'Iron Dome israeliano
Secondo le anticipazioni dell’agenzia Reuters dello scorso giugno, le discussioni intorno all’uso dell’impianto di Osnabruck coinvolgevano la compagnia israeliana Rafael, controllata dallo Stato, interessata a realizzare alcuni componenti destinati al sistema di difesa antimissile Iron Dome. Tuttavia, le discussioni anticipate dall’agenzia di stampa si troverebbero a dover fare i conti con la posizione dell’azionita qatarino QIA - Qatar Investment Authority; fondo sovrano del Qatar e terzo azionista più rilevante nella compagine del Gruppo.
Secondo i rumours, i rapporti politici "problematici" tra Qatar e Israele, dovuti a quelli tra Qatar e Hamas, non favorirebbero il raggiungimento di un accordo tra Volkswagen e Rafael.
Futuro incerto e costi energetici alti
Osnabruck impiega 2.300 dipendenti Volkswagen ed è tra gli impianti sui quali, già dal 2025, si sono susseguite ipotesi di cessione a costruttori cinesi, in alternativa a progetti per la riconversione in fabbrica di produzione di sistemi di difesa.
Uno dei problemi centrali della produzione industriale costosa in Germania per il Gruppo Volkswagen risiede, tra gli altri, nell'alto costo dell’energia. Un fronte sul quale, a fine 2025 e sempre relativamente all’impianto di Osnabruck, i sindacati sottolineavano come non fosse sufficiente lo sconto del governo federale applicato al 50% del consumo energetico dell’impianto e per la durata di tre anni. Non è abbastanza per industri energivore come quella automobilistica. La richiesta del sindacato, allora, era di un abbattimento del costo dell’energia a 5 centesimi al kWh, tutto compreso. La Germania, in modo simile a quanto avviene in Italia, sconta un costo dell’energia grossomodo doppio se paragonato alla spesa necessaria in Spagna o Francia.
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