Tavolo Automotive, Urso accoglie l'impegno Stellantis in Italia e bacchetta l'Europa

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 14 luglio 2026, 14:49
I temi al centro del Tavolo Automotive, a un nuovo incontro dopo quello dello corso maggio, restano quelli noti. Sia nelle richieste di Stellantis, già espresse dall’a.d. Antonio Filosa nel corso della recente audizione parlamentare, che nella sottolineatura da parte del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, di un cambiamento europeo delle politiche sull'industria dell'auto.
L'impatto sulla produzione auto e di componentistica in Italia è negli impegni assunti da Stellantis con il piano Fastlane 2030, che porterà nuovi modelli in produzione a Pomigliano d’Arco, sotto forma delle E-Car volute dell’Europa, oltre al potenziamento dell’offerta di quadricicli (Multiplina Concept) prodotti con ogni probabilità in Marocco. "Il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l'attuazione del nuovo piano di Stellantis, verificando il rispetto degli impegni assunti in materia di investimenti, volumi produttivi, tutela dell'occupazione e salvaguardia di tutti gli stabilimenti italiani”, le parole del ministro Urso riportate dall’agenzia Ansa.
“Il confronto costante con l'azienda ha già consentito di cambiare radicalmente rotta rispetto alla gestione fallimentare di Tavares e i risultati già si riscontrano nell'aumento della produzione e nella riduzione della cassa integrazione. Si torna a pensare italiano”.
Gli impegni confermati del Piano Italia e le novità
La visione di Stellantis sugli impianti italiani attende, il prossimo dicembre, di conoscere i piani su Cassino, mentre gli impegni recenti hanno confermato gli impegni del Piano Italia 2024 su Mirafiori, ampliato quelli su Pomigliano d’Arco con almeno due E-Car e confermato Melfi quale polo produttivo delle vetture su piattaforma STLA Medium di più marchi del gruppo.
Da Palazzo Piacentini accolgono l’impegno di Stellantis sotto forma degli investimenti, i “5 miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Fattore tanto più rilevante se lo confrontiamo a quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania. L'abbiamo detto sin dall'inizio, se vi sono altri investitori, sono i benvenuti, purché producano in Italia con la nostra componentistica. E se intendono farlo con Stellantis, nel quadro di partnership tecnologiche e industriali, avranno il nostro sostegno”.
La componentistica e i nodi del Made in Europe
Tra gli impegni del piano Fastlane 2030 sulla produzione della componentistica, Stellantis ha destinato a Termoli, accanto alla produzione dei motori GSE 1.0 mild hybrid, la realizzazione dei cambi elettrificati per i modelli mild hybrid eDCT. Tema dell’approvvigionamento dei componenti che è attualissimo nel confronto tra industria automobilistica ed Europa, in chiave vetture Made in Europe e origine dai Paesi UE dei pezzi impiegati. Le richieste di Acea hanno inglobato le posizioni di diversi player dell’industria automobilistica, chiedendo l’inclusione di forniture di componentistica provenienti dal Regno Unito, dagli impianti in nord Africa e dalla Turchia, dove i costruttori hanno investito e delocalizzato parte delle produzioni di componenti.
Il tema dell’interconnessione globale delle catene di fornitura per la produzione di auto rimane centrale e alle norme del Made in Europe, contenute nell'Industrial Accelerator Act, spetta il compito di risolverlo con un rilancio della produzione manifatturiera europea, che passi dall'attuale 14% al 20% entro il 2030.
Stellantis chiede sostegno per lo status di industria energivora
L'incontro al ministero delle Imprese, visto dalla prospettiva Stellantis, è servito per ribadire l’importanza del riconoscimento al Gruppo, nelle operazioni italiane, dello status di operatore in un settore industriale energivoro, che consentirebbe di ottenere vantaggi utili a ridurre i costi.
"Insieme ad Anfia, Iveco e Ferrari, nel 2025 abbiamo chiesto alla Commissione europea di essere annoverati tra i cosiddetti settori energivori. Questo status ci consentirebbe di accedere a incentivi e sgravi significativi. Credo che l'impegno di tutti i partecipanti a questo Tavolo nel sostenere questa richiesta a Bruxelles farebbe bene a tutta la filiera automotive italiana”, sono state le parole di Emanuele Cappellano, responsabile del Gruppo per l’area Europa allargata.
Costi di produzione elevati, su tutti quelli energetici, che stanno investendo da tempo il Gruppo Volkswagen, alle prese con una crisi per superare la quale sono stati prospettati ulteriori 50.000 tagli di posti di lavoro oltre i 50.000 già annunciati nel 2025. La competitività dell’industria europea dell’auto - che vede in Spagna la “nuova” frontiera attrattiva di investimenti e produzione - passa, secondo le parole del ministro Urso, da provvedimenti urgenti da assumere a Bruxelles: “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione. L’epicentro della crisi è a Bruxelles, nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà: la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del continente. Occorre da subito che sia pienamente riconosciuto il principio di neutralità tecnologica e anticipare l'attuazione dell'Industrial Accelerator Act: non si può attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low Carbon".
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