Adas, troppa fiducia rispetto ai rischi? Todt: "Innovazione sia responsabile"

Un interessante studio ha rilevato la sicurezza percepita tra chi si sposta quotidianamente su strada. Emergono asimmetrie tra la percezione e la realtà. I dati
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Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 15 luglio 2026, 18:17 (Aggiornato il 15 luglio 2026, 16:23)

Le auto moderne, considerando tali i modelli immessi sul mercato negli ultimi 10 anni, sono da considerare per le loro caratteristiche molto più sicure rispetto alle vetture più datate. Lo sono per i sistemi di sicurezza passiva e per quelli di sicurezza attiva. Il problema, semmai, è un altro e attiene alla percezione che si ha della sicurezza in mobilità. Un interessante studio condotto da Economist Enterprise, supportato da Brembo, ha rilevato dalle risposte di 6.157 intervistati, tra utenti della strada e professionisti dell’industria che progettano, realizzano e gestiscono i sistemi di mobilità un netto divario di percezione.

L’Italia è tra i 10 Paesi di appartenenza degli intervistati e le risposte non si discostano dalla media, ovvero, il 90% di chi ha risposto allo studio Safety in Motion si sente sicuro durante i propri spostamenti quotidiani e ha fiducia che i sistemi di mobilità garantiscano la sicurezza. La stessa domanda posta a intervistati “insider”, parte dell’industria, vede la percentuale abbattersi al 46%.

Capiamo davvero come funziona e cosa può fare un Adas?

Il punto cruciale del report è un’eccessiva fiducia riposta nelle capacità pubblicizzate dalle case sui sistemi di assistenza alla guida, che siano in grado di intervenire e agire oltre il loro reale potenziale tecnico. Un’altra asimmetria tra chi si sposta quotidianamente su strada e la realtà attiene al travisamento di come funzioni realmente un determinato sistema di assistenza alla guida o di sicurezza.

Rimane l’interazione umana con il veicolo il punto più alto di rischio, l'anello debole della mobilità. Tra i professionisti che progettano, realizzano e gestiscono i sistemi di mobilità, infatti, solo il 3% indica in una rottura meccanica l’origine di un problema di sicurezza. Per il 30% è, invece, l’uso errato o una comprensione sbagliata dei sistemi di assistenza alla guida. Non è meno importante il 20% che vede nella condotta del guidatore o dell’utente della strada l’origine del problema di sicurezza: distrazione, stanchezza, violazione delle regole.

Continua per leggere l'avvertimento di Jean Todt, ex dg della Scuderia Ferrari

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