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Auto 2035, verso il riesame del Green Deal: i 5 punti chiave per Acea

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 1 dicembre 2025, 16:01
Con l’avvicinarsi della data del 10 dicembre, ovvero, quando la Commissione europea dirà quale grado di flessibilità avrà concesso all’industria dell’auto rispetto agli obiettivi del Fit for 55 nel 2035, Stati membri, case auto e, da ultima, Acea, rimarcano le proprie posizioni e gli interventi desiderati.
Temi ormai noti perché oggetto da mesi dell’interlocuzione costante tra politica europea, Stati nazionali in rappresentanza di specifiche istante di politiche industriali interne e case auto. La direttrice generale dell’Acea, associazione europea dei costruttori d’auto, riassume in cinque punti le esigenze dell’industria, sottolineando come il processo di elettrificazione non sia in discussione e al 2030 preveda il 40% di quota di mercato (stime dell’IEA - International Energy Agency) detenuta da modelli elettrici.
Norme e obiettivi diversificati
Il primo punto, sul quale non dovrebbero esserci difficoltà ad accordare la flessibilità richiesta, è un approccio differenziato tra auto, veicoli commerciali e mezzi pesanti sugli obiettivi di taglio delle emissioni di CO2.
Riduzione delle emissioni da materiali e rinnovo parco auto
Il secondo aspetto è legato al calcolo della riduzione delle emissioni per com’è attualmente strutturato, cioè legato esclusivamente alla vendita di nuove auto e il calcolo delle emissioni allo scarico.
“I costruttori di auto e veicoli comerciali hanno bisogno di flessibilità per evitare il rischio di sanzioni multi-miliardarie e non si può escludere nessuna tecnologia di motorizzazione (ibride plug-in, elettriche con range extender, fuel cell a idrogeno) che possa avere un ruolo fattibile. Ogni livello residuo di emissioni può essere compensato con altri mezzi, ad esempio premiando i costruttori per la riduzione della CO2 lungo la catena di approvvigionamento (impiego di acciaio verde, alluminio, batterie), che darebbe una spinta alla produzione di materiali green.
Interventi come un più rapido rinnovamento del parco veicoli può anche ridurre le emissioni: ogni nuova vettura potrebbe risparmiare dalle 6 alle 12 tonnellate di Co2 per auto, con il 30% del parco auto circolante europeo che ha più di 20 anni”, commenta Sigrid de Vries. Un riferimento sostenuto anche dall'a.d. Stellantis Filosa, quello del conteggio nel bilancio delle emissioni di CO2 della sostituzione di auto datate con altre, anche termiche, recenti e meno inquinanti.
Incentivi per elettrificare le flotte
L’Acea spinge per uno stimolo alla domanda, che arrivi dall’Europa e dagli Stati membri, con un ruolo cruciale visto per le flotte aziendali. Incentivi, quindi, che “si sono già dimostrati uno strumento efficace per rendere più ecologiche le flotte in molti paesi dell’UE (in Italia è avvenuto in parte con la fiscalità agevolata su elettriche e ibride plug-in date in fringe benefit ai dipendenti; ndr).
I mezzi pesanti richiedono una ricetta diversa: in questo caso, gli spedizionieri e i principali acquirenti di servizi di trasporto dovrebbero svolgere un ruolo più incisivo nel stimolare la domanda, aumentando progressivamente la quota di spedizioni gestite da camion a emissioni zero. Anche le autorità pubbliche dispongono di strumenti efficaci: dovrebbero dare l'esempio dando la priorità ai veicoli a emissioni zero in tutte le gare d'appalto relative alla mobilità e al trasporto merci”. Resta sullo sfondo l’esigenza dello sviluppo della rete di ricarica, attualmente a tre velocità tra Paesi con una capillarità assai diversa tra i 27 Stati membri dell’Unione.
Cautela con il contenuto made in Europe
Acea avverte sulla necessità di un’introduzione progressiva del “contenuto di origine europea”, tema centrale per la nuova categoria di vetture, le e-car: “L'attuale dibattito sugli obiettivi o i obblighi relativi ai contenuti "Made in Europe" nei veicoli richiede un approccio prudente. Le catene di fornitura automobilistiche sono globali e incredibilmente complesse; eventuali requisiti relativi ai contenuti prodotti localmente devono essere introdotti con gradualità, con tempi di attuazione sufficienti e differenziazioni tra i vari segmenti. Dovrebbero basarsi su incentivi intelligenti ed essere concepiti nel rispetto dei partner commerciali e delle norme vigenti”, aggiunge la direttrice dell’Acea. Infine, la richiesta di uno snellimento normativo sul settore auto, che spazi dal rinvio dell’entrata in vigore dello standard Euro 7 sui produttori di mezzi pesanti, alla semplificazione sulle oltre 100 normative che sono previste in vigore nei prossimi 5 anni.
10 dicembre il momento della verità
“Il settore automobilistico europeo è una pietra miliare dell'economia del continente. Molte regioni dipendono dall'ecosistema automobilistico per l'occupazione e le entrate. Lavorare in questo settore è da tempo motivo di orgoglio e la mobilità automobilistica rimane una fonte fondamentale di libertà e prosperità ma la leadership non può basarsi solo sull'ambizione politica. Per darci una possibilità di competere, è urgente correggere la rotta nel quadro politico. Il prossimo pacchetto della Commissione rappresenta un importante momento della verità”, conclude de Vries..
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