Temi caldi
Mercato auto italiano, +6,2% a gennaio, ma non è abbastanza...

Pubblicato il 3 febbraio 2026, 09:39
Il mercato auto italiano inaugura il 2026 con 141.980 immatricolazioni, dato che vale un progresso del 6,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Non male, ma non abbastanza per sorridere. Il paragone con gennaio 2019 mantiene un divario del 14,1%, scarto che segnala una domanda ancora distante dai livelli precedenti alla fase critica. La spinta arriva in larga parte da noleggio a breve termine e autoimmatricolazioni delle reti di vendita, dinamiche che non riflettono un recupero strutturale della clientela privata.
Alimentazioni, ibride e trasformazione della domanda
Sul fronte delle alimentazioni, le ibride dominano lo scenario con una quota del 52,1%, equilibrio che ridisegna la mappa delle preferenze nel nuovo. Benzina e diesel cedono spazio, mentre le soluzioni elettrificate consolidano presenza nei segmenti a maggiore rotazione commerciale e nei listini di volume. Le elettriche pure arretrano al 6,6%, inversione che riporta al centro del dibattito incentivi statali e sviluppo delle infrastrutture di ricarica. I SUV medi salgono fino al 22,4%, crescita che conferma l’orientamento verso carrozzerie versatili, abitacoli ampi e posizione di guida rialzata.
Canali di vendita, squilibri strutturali
Il canale dei privati registra un calo del 3,7%, segnale coerente con potere d’acquisto sotto pressione e clima economico poco prevedibile. Le società limitano la flessione al 1,2%, mentre il noleggio stagionale balza del 182%, variazione che altera la lettura complessiva del quadro commerciale. Massimo Artusi, Presidente Federauto, invita alla cautela e indica che il segno positivo mensile non rappresenta un’inversione stabile del ciclo.
Fiscalità, flotte e transizione industriale
Il rinnovo delle flotte aziendali diventa leva decisiva per ringiovanire un parco circolante che conta 41 milioni di veicoli. Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE, sollecita interventi su detraibilità IVA e ammortamenti accelerati per sostenere la domanda professionale. La rete dei concessionari gestisce un’esposizione di 300 milioni di euro legata all’anticipo degli incentivi destinati ai modelli a basse emissioni. Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor, richiama l’esigenza di conciliare tutela occupazionale e obiettivi ambientali nel quadro normativo europeo. Con l’attuale ritmo, il 2026 chiuderebbe intorno a 1.620.000 unità, volume che non garantisce equilibrio economico alla filiera nazionale. Bisogna crescere.
Potrebbe interessarti: Ferrari 849 Testarossa, una belva scatenata... ma sincera
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading


